Da cessioni separate di singoli beni alla riqualificazione come cessione di ramo d’azienda

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 23 marzo 2015

senza neppure ricorrere al concetto di abuso del diritto, è sempre legittima la riqualificazione, ai fini dell’imposta di registro, di una serie di singole operazioni di cessione di beni aziendali quale cessione di ramo d’azienda

 

La sentenza 1955/2015, depositata il 04.02.2015, ha stabilito che, senza neppure ricorrere al concetto di abuso del diritto, è legittima la riqualificazione, ai fini dell’imposta di registro, di una serie di operazioni di cessione di beni aziendali quale cessione di ramo d’azienda.

 

E’ infatti nella organizzazione del complesso dei beni che va riconosciuta la componente immateriale caratteristica dell'azienda, o di un suo ramo, atteso che i beni, singolarmente considerati, prospettano solo la loro specifica essenza, ma la loro "organizzazione", finalizzata alla produzione, conferisce al complesso dei beni il carattere di complementarietà necessario perché possa attribuirsi ad esso la definizione di azienda (vedi anche Cass. n. 4319 del 1998).

L'art. 20 D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 dispone del resto espressamente che "l'imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente".

Ai fini dell'applicazione dell'imposta di registro, il criterio, fissato dal citato articolo, dell'intrinseca natura e degli effetti giuridici degli atti comporta quindi che, nell'imposizione di un negozio, deve attribuirsi rilievo preminente alla sua causa reale e alla regolamentazione degli interessi effettivamente perseguita dai contraenti, anche se mediante una pluralità di pattuizioni non contestuali.

Nè, ove l'operazione economica sia unitaria, al di là delle forme giuridiche in cui la sia rivestita, può darsi valore preminente alla diversità di oggetto e di causa, relativi, ad esempio, a due contratti, per negare il loro collegamento e consentire un intento elusivo di una fattispecie tributaria (vedi anche Cass. n. 13580 del 2007).

 

L'art. 20 cit. costituisce indubbio indice rivelatore di criteri di qualificazione autonomi rispetto alle ordinarie interpretative civilistiche, attesa la preminenza del principio generale antiabuso