La capitalizzazione delle spese pubblicitarie dopo il nuovo principio contabile sulle immobilizzazioni immateriali (OIC n. 24)

 
Con la pubblicazione del nuovo principio contabile sulle immobilizzazioni immateriali (n. 24), si aggiunge un nuovo tassello all’organica revisione, in atto, sulle corrette regole contabili da seguire nella contabilizzazione dei fatti gestionali; tra questi da sempre un ruolo particolare assumono le immobilizzazioni immateriali.Con le nuove regole vengono chiarite diverse criticità legate, in particolare, ai costi pubblicitari.
L’intangibilità degli elementi in commento si presta a molteplici problematiche, per lo più interpretative, spesso ragion del contendere anche con l’Amministrazione finanziaria.
Tra le novità in vigore dal 28 gennaio 2015, immediatamente operative per i bilanci chiusi al 31 dicembre 2014, è stata inquadrata la corretta qualificazione, ai fini della capitalizzazione di un costo a fecondità ripetuta, e per quanto in commento, delle spese di pubblicità.
In generale, il principio contabile 24, tra gli oneri pluriennali, annovera:

i costi di impianto e di ampliamento;

i costi della ricerca applicata e i costi di sviluppo;

i costi di pubblicità;

e altri costi simili che soddisfano la definizione generale di onere pluriennale.

Le definizioni di questi particolari onerisono contenute nei paragrafi della rilevazione e valutazione del principio contabile n. 24 che trattano gli specifici oneri.
Le spese di pubblicità capitalizzabili, da indicarsi nell’attivo di Bilancio alla voce BI2, rappresentano quei componenti di costo inquadrabili come “oneri pluriennali ” la cui caratteristica comune a tutte le immobilizzazioni è quella di:

nonesaurire la loro utilità nell’esercizio in cui sono sostenuti;

essere diversi dai beni immateriali, propriamente detti, e dall’avviamento.

Rappresentano di fatto una categoria contabile le cui caratteristiche intrinseche le rendono di più difficile determinazione, con riferimento alla loro utilità pluriennale, rispetto ad altri beni immateriali.
Come detto, il nuovo principio contabile 24, tra le novità riferibili alla capitalizzazione delle spese di pubblicità, ha previsto di “eliminare i riferimenti ai costi per la produzione e per la distribuzione di cataloghi, di espositori e di altri strumenti e materiali aventi finalità promozionali”; come chiarito dallo stesso principio contabile lo stralcio di tali costi rispetto alla possibile capitalizzazione deriva dalla considerazione che detti costi “sono riferibili ai beni materiali piuttosto che di immobilizzazioni immateriali”.

Prosegunedo nell’esposizione del trattamento dei singoli costi il Princio contabile 24, in merito alle spese di pubblicità,si conferma un aspetto basilare ossia che i “costi di pubblicità” sono principalmente costi di periodo e pertanto sono iscritti nel conto economico dell’esercizio in cui si sostengono. Indubbio appare quindi come ogni qualvolta ci si trovi a dover contabilizzare un costo che possa essere qualificato di pubblicità, di promozione, di sponsorizzazione, o altre qualificazioni assimilabili, lo stesso andrà spesato nell’esercizio di sostenimento.
Tuttavia, essi possono essere capitalizzati solo se si tratta:

di operazioni non ricorrenti (ad esempio il lancio di una nuova attività produttiva, l’avvio di unnuovo processo produttivo diverso da quelli avviati nell’attuale core business);

che siano relative ad azioni dalle quali la società ha la ragionevole aspettativa di importanti e duraturi ritorni economici risultanti da piani di vendita approvati formalmente dalle competenti funzioniaziendali.

Chiara pare quindi, come al solo verificarsi delle condizioni di eccezionalità (operazioni non ricorrenti) e di capacità di ritorno reddituale oltre periodo, potrà procedersi alla capitalizzazione degli stessi; in vero, prima …

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