Autotutela sostitutiva o integrativa? L’avviso di accertamento emesso in sostituzione di un precedente

di Valeria Fusconi

Pubblicato il 28 febbraio 2015

analisi della differente possibilità di utilizzo del potere di autotutela da parte del Fisco: i casi di autotutela sostitutiva e quelli di autotutela integrativa, che non possono coincidere

L’avviso di accertamento emesso in sostituzione di un precedente, viziato da evidente errore materiale, non costituisce espressione del potere, contenuto nell’art. 43, comma 4, del DPR n. 600/1973, di integrare e/o modificare in aumento la pretesa fiscale, ma realizza piuttosto la c.d. autotutela “sostitutiva”, esperibile anche in assenza di sopravvenuti elementi di controllo. A tali interessanti conclusioni perviene la Commissione Tributaria Regionale di Firenze con la sentenza n. 1/17/2015, pronunciata il 29.09.2014 e depositata l’8.01.2015, con la quale l’organo giurisdizionale – allineandosi all’ormai maggioritario orientamento di legittimità - dà ragione all’amministrazione finanziaria che era intervenuta in modifica di un proprio avviso di accertamento, correggendone l’anno d’imposta.

 

Ma veniamo ai fatti di causa. Tralasciando rilievi ed eccezioni non rilevanti rispetto al tema trattato, segnaliamo che l’Agenzia delle entrate notificava avviso di accertamento ad una società di persone con il quale venivano recuperati a tassazione costi ritenuti non inerenti e non di competenza ed accertati maggiori ricavi, in modo da determinare un maggior reddito ed un maggior volume d’affari ai fini IVA. L’accertamento aveva ovviamente ripercussioni nei confronti dei soci, destinatari di ulteriori atti, tutti regolarmente opposti. La società, in particolare, deduceva la nullità dell’avviso di accertamento concernente le ritenute, dal momento che esso era stato emesso in sostituzione di altro precedente atto avente il medesimo contenuto, ma con l’erronea indicazione dell’anno di riferimento dei tributi in contestazione (2008 anziché 2007, com’era invece corretto). Detta sostituzione, a parere della società contribuente, non sarebbe stata consentita “in quanto ultronea rispetto alla previsione dell’art. 43, comma IV, del DPR n. 600/1973” che vieta la reiterazione degli atti impositivi se non in presenza di elementi “nuovi”1. Il primo giudice, respingendo i ricorsi dei contribuenti, aveva invece ritenuto che la sostituzione d