Società a ristretta base proprietaria e accertamento a carico del socio

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 17 gennaio 2015

nel giudizio contro l’avviso di accertamento del socio di società di capitali a base familiare, con il quale si accerta il maggior reddito derivante dalla presunta distribuzione occulta degli utili extrabilancio, sono precluse eccezioni attinenti l’avviso di accertamento emesso nei confronti della società e definito mediante atto di adesione e la ristretta base azionaria rende meramente consequenziale, rispetto all’accertamento societario, e quindi legittimo, l'accertamento a carico del socio che non abbia dato alcuna prova contraria circa la destinazione degli utili accertati alla società

Nel giudizio avverso l’avviso di accertamento del socio di società di capitali a base familiare, con il quale si accerta il maggior reddito derivante dalla presunta distribuzione occulta degli utili extrabilancio, sono precluse eccezioni attinenti l’avviso di accertamento emesso nei confronti della società e definito mediante atto di adesione, e la ristretta base azionaria rende meramente consequenziale, rispetto all’accertamento societario, e quindi legittimo, l'accertamento a carico del socio che non abbia dato alcuna prova contraria circa la destinazione degli utili accertati alla società.

Il ricorso avverso l’atto impositivo notificato al socio di una società a ristretta compagine sociale è dunque pregiudicato dall’esito dell’accertamento con cui l’Amministrazione Finanziaria ha determinato il maggior reddito in capo alla società, per poi ribaltarlo pro quota sul socio.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Firenze con la sentenza n. 1329 depositata il 10/11/2014.

La fattispecie riguardava l’impugnazione da parte del socio di maggioranza di una società di capitali a base familiare (la compagine sociale era costituita dal ricorrente per il 90% e dal coniuge per il restante 10%), dell’avviso di accertamento emesso a suo carico in conseguenza della rettifica del reddito della società.

Trattandosi di società di capitali a ristretta base azionaria, l’ufficio aveva ritenuto operante la presunzione della distribuzione occulta degli utili extrabilancio, in forza del consolidato orientamento del giudice di legittimità secondo il quale, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, è legittima la presunzione di attribuzione "pro quota" ai soci, nel corso dello stesso esercizio annuale, degli utili extra bilancio prodotti da società di capitali a ristretta base azionaria (nella specie, quattro soci), con conseguente inversione dell’onere della prova a carico del contribuente (ex multis Cass. n. 10270/2011), e sulla base di ciò aveva accertato un maggior reddito di capitali in capo al socio di maggioranza e rappresentante legale dell'ente.

Quest'ultimo, successivamente alla notifica degli avvisi di accertamento, aveva proposto istanza di adesione sia con riferimento alla posizione della società sia con riferimento alla propria posizione personale.

Tuttavia, egli aveva, da un lato, accettato la definizione mediante adesione dei rilievi contenuti nell'avviso di accertamento della società, definizione che aveva peraltro condotto ad un azzeramento della base imponibile Ires ed Irap a causa delle perdite dichiarate generando solo un recupero ai fini Iva, e dall'altro aveva contestato i medesimi rilievi nel momento in cui l’adesione aveva inevitabilmente riversato i suoi effetti sulla propria personale posizione ai fini della tassazione Irpef, non perfezionando l’adesione con l’Ufficio sul proprio personale avviso di accertamento e impugnando l'atto impositivo al fine di vederlo annullato.

In giudizio l'ufficio, alle deduzioni contenute nel ricorso, tutte inerenti il merito dell'avviso di accertamento emesso a carico della s