Il socio lavoratore nella cooperativa

PREMESSA
Nel 2001, con l’approvazione della Legge 142 recante la “Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore” è stato raggiunto un importantissimo traguardo per il diritto del lavoro italiano. La nuova legge, attesa per anni, risulta di enorme importanza già solo per il fatto di aver introdotto una disciplina unitaria e chiara in un settore in cui tanto la dottrina quanto la giurisprudenza avevano fatto registrare posizioni contrastanti sia dal punto di vista della configurazione e natura del rapporto dei soci lavoratori con la cooperativa, sia per ciò che concerne l’applicabilità di determinati istituti ai soci lavoratori. Ma la legge 142/2001 trova la sua importanza, se non addirittura la sua unicità, nella tecnica di intervento legislativo adottata: nell’elaborazione di questa legge, infatti, è stata prestata una forte attenzione alle reali esigenze di tutela del lavoratore rispetto alla configurazione della tipologia contrattuale del rapporto dei soci lavoratori con le cooperative che, come vedremo, viene lasciano piuttosto libero. Per la prima volta vengono offerte soluzioni metodologiche innovative che pur riaffermando la validità dei trattamenti minimi inderogabili per legge e i diritti fondamentali del lavoratore, lasciano un ampio margine alla libera ed effettiva contrattazione tra le parti individuali e collettive. Per questo motivo la legge 142/2001 fu da più parti definita “legge modello” perché si auspicava che avrebbe potuto portare ad una maggiore flessibilità del mercato del lavoro e, di conseguenza, ad una modernizzazione del diritto del lavoro italiano.

LA FIGURA DEL SOCIO LAVORATORE E IL CAMPO DI APPLICAZIONE DELLA LEGGE 142/2001
La nuova Legge, come detto, ha come scopo primario quello di uniformare le varie disposizioni e interpretazioni che si sono susseguite nel corso degli anni nell’ambito del settore cooperativistico. E questo suo intento si lascia presagire già dal 1° comma dell’art. 1 che disciplina il campo di applicazione della Legge in parola. Viene, infatti, stabilito che le sue disposizioni si applicano alle cooperative nelle quali il rapporto mutualistico abbia ad oggetto le prestazioni di attività lavorative da parte del socio, sulla base di previsioni di regolamento che definiscono l’organizzazione del lavoro dei soci. Data questa introduzione, e come la stessa dottrina ha poi avuto modo di sottolineare, il legislatore non limita l’applicabilità della legge 142/2001 alle sole cooperative di produzione e lavoro, ma vuole comprendere tutte le cooperative in cui l’attività mutualistica è perseguita tramite prestazioni di lavoro. Lo scopo mutualistico è l’elemento che identifica una società cooperativa come tale. L’art. 2512 del codice civile stabilisce che sono cooperative a mutualità prevalente, in ragione del tipo di scambio mutualistico, quelle che:

Svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni e servizi;

Si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, delle prestazioni lavorative dei soci;

Si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, degli apporti di beni o servizi da parte dei soci.

Di interesse ancora maggiore è la definizione chiara della figura del socio lavoratore: la legge di riforma, infatti, dispone che ad esso fanno capo due diversi e distinti rapporti giuridici, ossia il rapporto associativo e il rapporto di lavoro. Il rapporto associativo viene definito nel comma 2 dell’art. 1 della Legge 142/2001 che stabilisce che i soci lavoratori di cooperativa:

concorrono alla gestione dell’impresa partecipando alla formazione degli organi …

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