Utilizzo promiscuo del conto bancario da parte dell’imprenditore: vi sono rischi fiscali?

di Antonino & Attilio Romano

Pubblicato il 18 novembre 2014

i prelievi dal conto corrente che un imprenditore utilizza sia per finalità lavorative che per scopi privati non possono essere assunti come compensi imponibili

I prelievi dal conto corrente che un agente immobiliare utilizza sia per finalità lavorative che per scopi privati, non possono essere assunti come compensi imponibili. È questo il principio espresso dai Giudici della Sezione XXII di C.T.R. Lazio, nella sentenza 22/01/2014, n. 1515/22/14, che aderisce alla posizione interpretativa assunta dai colleghi della corte di merito di prima istanza. Le conclusioni cui sono pervenuti i giudici regionali precedono la sentenza della Corte Costituzionale depositata il 6/10/2014, n. 228, che ha eliminato, con riferimento agli esercenti arti e professioni, la presunzione di equivalenza dei prelevamenti non giustificati a compensi professionali.

Si discute della possibile estensione del principio espresso dai Giudici costituzionali ai prelievi su conti correnti promiscui, da parte degli imprenditori la cui attività è caratterizzata da una spiccata marginalità dell’apparato organizzativo e gestita adottando regimi contabili semplificati.


NORMATIVA e PRASSI di RIFERIMENTO

L’art. 32, c. 1, n. 7, D.P.R. 29/09/1973, n. 600, che disciplina le indagini finanziarie prevede che il contribuente (imprenditore) debba giustificare le movimentazioni del conto corrente:

  • dimostrando che i versamenti siano già stati tassati e quindi inseriti nella dichiarazione dei redditi;

  • indicando, per i prelevamenti, i riferimenti del beneficiario.

In assenza di tali prove opera una presunzione legale in favore dell’amministrazione finanziaria che tutti i versamenti e tutti i prelevamenti sono da considerare ricavi da sottoporre a tassazione.

In particolare, per quanto concerne i prelevamenti non opera la presunzione legale in favore del fisco se l’imprenditore segnala ai verificatori il nome del soggetto che ha ricevuto il titolo emesso o il denaro prelevato.

Si ha notizia, tuttavia, che in alcuni casi, in sede di contraddittorio è richiesta anche la motivazione della rimessa, ovvero la destinazione del prelievo1, anche se la circolare 19/10/2006, n. 32/E ha suggerito agli uffici di definire una soglia limite che potesse rappresentare, in ipotesi di conti correnti utilizzati sia per fini privati che per l’attività economica, i prelevamenti personali del contribuente.


C.T.R. LAZIO, sent. n. 1515/22/14

Vicenda processuale

Un contribuente esercente attività di agente immobiliare ricorreva in Commissione tributaria avverso alcuni avvisi di accertamento diretti nei suoi confronti con cui l'Agenzia delle entrate aveva ripreso a tassazione gli importi dei versamenti e prelevamenti bancari per i quali il contribuente non era riuscito a fornire una sufficiente giustificazione.

L'ufficio competente contestava maggiori ricavi solo sulla base di prelevamenti eccedenti mille euro (e versamenti) effettuati dai conti correnti personali e promiscui, per i quali il contribuente non aveva specificato i nominativi dei beneficiari. I prelevamenti venivano quindi posti a fondamento dell’accertamento analitico in capo all’imprenditore.

Con il ricorso di parte veniva:

  1. eccepita la promiscuità dei rapporti di conto corrente bancari esaminati dai verificatori che riportavano “… non solo operazioni riconducibili all’attività commerciale, ma anche quelle personali e familiari …”;

  2. lamentata la ripresa a tassazione delle uscite per le quali l’estratto conto non evidenziava