I costi non documentati sono indeducibili per l’impresa

La Corte di Cassazione con la sentenza n.19593, del 17 settembre 2014, ha affermato che l’amministrazione finanziaria può non riconoscere determinati costi sostenuti tra società se questi sono mal documentati e strumentali al bilancio.
La nascita del contenzioso tributario
Nel caso in esame la Commissione Tributaria Regionale rigettando l’appello di una SRL confermava integralmente la sentenza di primo grado che, in controversia avente ad oggetto avviso di accertamento ai fini IPERG ed ILOR per l’anno 1996, aveva parzialmente accolto il ricorso della contribuente, mantenendo l’atto impositivo, esclusivamente, in ordine al disconoscimento di costi per incremento del canone di fitto di azienda (aumentato dall’0,5% e al 2% del volume di affari) poiché non previsto da scrittura privata registrata e, quindi, privo di data certa.
I giudici di prime cure rilevato che tra le due società (locatrice e locataria) vi erano legami, per essere i rispettivi legali rappresentanti parenti, riteneva che l’aumento del canone, oltre a non apparire suffragato dalle risultanze di bilancio né dalla nota integrativa, avesse finalità elusiva quale risultante anche da altri elementi.
Avverso la sentenza sfavorevole la SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore, ha proposto ricorso in Cassazione.

I motivi del ricorso in Cassazione
La SRL nel ricorso in Cassazione ritiene nulla la sentenza della CTR perché si basa su una rilevata elusione fiscale che non era stata oggetto né dell’avviso di accertamento, né delle questioni introdotte in giudizio dalle parti. In particolare, la SRL, rilevato che l’atto impositivo impugnato aveva, recuperato a tassazione costi per fitti passivi ritenuti indeducibili per mancanza del requisito della certezza (il relativo contratto non era registrato ed era privo di data certa e gli incrementi dei fitti non erano, comunque, previsti in contratto), deduce come il Giudice di appello avesse motivato la decisione argomentando la legittimità della pretesa fiscale con l’elusività della operazione (ex art. 37 bis DPR n. 600/73) sulla quale non risultava basato l’avviso di accertamento, né le parti avevano disquisito.
La SRL ritiene che vi sia stata violazione e falsa applicazione dell’art. 37 bis, del DPR n. 600/73 perché i giudici della CTR avevano applicato, nella specie, la norma suindicata il cui ambito di operatività è limitato alle operazioni nominate dal comma 3, tra le quali non rientra quella oggetto di rilievo.

Gli oneri probatori
La problematica della partizione degli oneri probatori riguardo all’inerenza dei componenti negativi di reddito, è un tema che nella giurisprudenza di legittimità è praticamente costante nel ritenere che sia onere del contribuente provare non solo l’effettività, ossia l’avvenuto sostenimento del costo, ma altresì l’inerenza dello stesso rispetto all’attività dell’impresa: in realtà la fattispecie decrementativa della pretesa impositiva dell’Ufficio necessita in ogni caso del presupposto dell’inerenza all’attività, e tale presupposto “sostanziale” si riflette necessariamente anche sul versante probatorio. Ebbene, ancor più semplicistica e riduttiva si presenta in questo caso tale impostazione, atteso che proprio con riferimento alle contestazioni sull’inerenza dei costi la problematica della partizione degli oneri probatori dimostra la sua complessità: invero, quanto all’inerenza, ben più “articolata si presenta la questione relativa alla ripartizione degli oneri probatori, qualificandosi la stessa non come un giudizio di fatto, bensì quale giudizio intellettuale volto a verificare l’esistenza di un rapporto relazionale tra due enunciati fattuali, ossia l’effettuazione dell’atto…

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