Consulenze infragruppo in presenza di spese di consulenza elevate, non coerenti dal punto di vista economico, non congrue e prive di valida documentazione probante

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 15 novembre 2014

le spese di consulenza fatturate fra società appartententi allo stesso gruppo se di importo elevato, possono far sorgere il dubbio che si stia cercando di falsare la determinazione del reddito d'impresa

Con la sentenza n. 21184 dell'8 ottobre 2014 (ud. 9 luglio 2014) la Corte di Cassazione fissa importanti principi in materia di inerenza dei costi, in presenza di spese di consulenza elevate, non coerenti dal punto di vista economico, non congrue e prive di valida documentazione probante.

 

Il fatto

L'Agenzia delle Entrate ricorre per cassazione avverso la sentenza della CTR Lombardia, la quale, accogliendo l'appello della contribuente, ha riformato la sentenza di primo grado, annullando conseguentemente il rilievo, nella parte in cui si era ritenuta legittima la ripresa a tassazione di costi indeducibili imputabili a spese per attività di consulenza infragruppo per difetto di inerenza.

La CTR, a conforto del proprio deliberato, preso previamente atto che le prestazioni di consulenza dispensate dalla capogruppo in favore della contribuente erano regolate da apposito contratto ed avevano consentito alla contribuente di effettuare un'operazione di acquisizione societaria con notevole incremento del proprio volume di affari, ha osservato che "anche se la mancata descrizione delle concrete attività fatturate non consente all'ufficio la verifica analitica dei costi supportati dalla società rispetto all'attività di impresa, si deve altresì convenire, per quanto sopra esplicitato, che in effetti la capogruppo ha svolto a beneficio della controllata attività di consulenza nell'ambito della gestione della partecipazione finanziaria che ha consentito a quest'ultima il raggiungimento di risultati concreti", traendo da ciò la conclusione che "i costi della consulenza sopportati (dalla capogruppo), essendone stata provata la inerenza, sono da considerare deducibili".

L'Agenzia delle Entrate ricorre in Cassazione, rilevando che, malgrado le analitiche contestazioni da essa formulate all'atto della costituzione in appello, la CTR aveva comunque ravvisato l'inerenza dei costi e ne aveva riconosciuto perciò la deducibilità quantunque le relative fatture "si caratterizzassero per l'indicazione generica delle prestazioni", l'attività di consulenza fosse regolata "da un contratto di assistenza tecnico commerciale ... di appena dieci righe" e numerosi altri elementi, emersi nel corso delle verifiche fiscali cui la contribuente era stata sottoposta, legittimassero il sospetto del carattere elusivo dell'operazione.



La sentenza della Cassazione

In ragione dell’art. 75 del T.U.I.R. nel testo vigente ratione temporis, la giurisprudenza della Suprema Corte ha reiteratamente tratto l'insegnamento secondo cui i costi, per essere ammessi in deduzione quali componenti negativi del reddito di impresa, debbono soddisfare "i principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità" (nn. 10167/12, 13806/14 e 1565/14).

In particolare si è affermato che affinchè "un costo possa essere incluso tra le componenti negative del reddito, non solo è necessario che ne sia certa l'esistenza, ma occorre altresì che ne sia comprovata l'inerenza, vale a dire che si tratti di spesa che si riferisce ad attività da cui derivano ricavi o proventi che concorrono a formare il reddito di impresa" (6650/06). Il principio di inerenza non richiede “la connessione comprovata per ogni molecola di costo quale partita negativa della produzione, essendo sufficiente la semplice ... contrapposizione economica teorica (cioè, la cosiddetta latenza probabile degli stessi), avuto riguardo alla tipologia organizzativa del soggetto, che genera quindi partite passive deducibili se i costi riguardano l'area o il comparto di attività destinati, anche in futuro, a produrre partite di reddito imponibile. L'inerenza è quindi una relazione tra due concetti - la spesa e l'impresa - che implica, un accostamento concettuale tra due circostanze per cui il costo assume rilevanza ai fini della quantificazione della base imponibile, non tanto per la sua esplicita e diretta connessione ad una precisa componente di reddito bensì in virtù della sua correlazione con una attività potenzialmente idonea a produrre utili" (12168/09).

Trattandosi peraltro di una componente negativa del reddito si è inoltre precisato che, "la prova della sua esistenza ed inerenza incombe al contribuente" (1709/07) e che "per provare tale ultimo requisito, non è sufficiente ... che la spesa sia stata dell'imprenditore riconosciuta e contabilizzata, atteso che una spesa può essere correttamente inserita ne