Gli esportatori abituali e la gestione del plafond IVA

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PREMESSA

Il soggetto passivo IVA che effettua operazioni intra UE o extra UE non applica su di esse l’IVA.

Per tale ragione, se un soggetto passivo IVA effettua solo o quasi solo operazioni di esportazione può avvenire che:

  • non applica IVA sulla gran parte delle vendite in quanto non imponibili;

  • può detrarre l’IVA pagata sugli acquisti in base alle norme sulla detraibilità oggettiva e soggettiva dell’IVA.

La liquidazione dell’IVA viene come differenza tra IVA vendite (a debito) e IVA acquisti (a credito): quindi se l’IVA acquisti supera l’IVA vendite il soggetto IVA avrà un credito IVA verso l’erario.

Poiché coloro che effettuato prevalentemente operazioni di esportazione non applicano l’IVA su di esse, tali soggetti sarebbero sempre a credito IVA verso l’erario: per questi soggetti, detti esportatori abituali, è prevista quindi la possibilità di effettuare acquisti di beni/servizi o importazioni senza pagare l’IVA. Tale facoltà è però ammessa entro un determinato limite, detto plafond IVA.

Si tratta di una semplificazione del rapporto con l’Erario, poichè la facoltà di acquistare senza applicazione dell’IVA rappresenta solo una agevolazione finanziaria, dato che consente all’esportatore abituale di evitare di trovarsi perennemente in una posizione di credito nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, e di evitare di ricorrere allo strumento del rimborso che, a causa dei cronici ritardi, crea diversi problemi dal punto di vista finanziario.

1. STATUS DI ESPORTATORE ABITUALE

Lo status di esportatore abituale, che consente di acquistare ovvero importare beni e servizi senza applicazione dell’IVA, ex art. 1 DL 746/1983 si acquisisce quando le operazioni che creano plafond nel periodo di riferimento (anno solare o dodici mesi precedenti a seconda che il contribuente utilizzi rispettivamente il metodo solare o il metodo mensile) sono superiori al 10% del volume d’affari1, determinato ex art. 20 DPR 633/1972, al netto delle cessioni di beni in transito o depositati nei luoghi soggetti a vigilanza doganale e delle operazioni extraterritoriali ex art.21, co.6-bis DPR 633/19722.

In pratica:

  • + VOLUME D’AFFARI ex art.20 DPR 633/1972

  • – CESSIONI DI BENI IN TRANSITO

  • – CESSIONI DI BENI DEPOSITATI IN LUOGHI SOGGETTI A VIGILANZA DOGANALE

  • – OPERAZIONI EX ART.21, co.6 – BIS DPR 633/1972

  • = VOLUME D’AFFARI RETTIFICATO

Da cui si ricava il rapporto per la verifica dello status:

OPERAZIONI RILEVANTI / VOLUME D’AFFARI RETTIFICATO > 10%

DEFINIZIONE DI VOLUME D’AFFARI – art.20 DPR 633/1972

Il volume d’affari si definisce come l’ammontare complessivo delle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate, registrate o soggette a registrazione, con riferimento al periodo d’imposta, compreso l’imponibile relativo alle operazioni IVA a esigibilità differita.

Non concorrono alla formazione del volume d’affari:

  • le cessioni di beni ammortizzabili (compresi diritti di brevetti industriali, di utilizzazione delle opere dell’ingegno, di concessione nonché marchi di fabbrica),

  • i passaggi interni tra contabilità separate (art. 36 u.c. DPR 633/1972)

  • e le operazioni effettuate in anni precedenti ma con imposta esigibile nell’anno in corso.

NOVITA’ 2013: OBBLIGO DI FATTURAZIONE, PLAFOND IVA, FATTURE ANTICIPATE

A partire dal 1/1/2013, per effetto del recepimento della Direttiva 2010/45/UE3, ex art. 21, co.6 – bis DPR633/1972 vige l’obbligo di fatturazione anche per le operazioni (cessioni di beni e prestazioni di servizi) escluse da IVA per carenza del presupposto territoriale, ex artt. da 7 a 7-septies DPR 633/1972, a condizione che la controparte sia soggetto passivo in altro stato UE, alla circostanza che quest’ultimo sia debitore dell’imposta nello Stato in cui è stabilito, mentre non sussistono particolari condizioni in presenza di…

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