Accertamento: quando non si devono aspettare i 60 giorni

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 2 luglio 2014

a volte l'accertamento anticipato è possibile, una rassegna delle casistiche in cui il Fisco può agire prima dei termini previsti dello Statuto del Contribuente

Con la sentenza 13 giugno 2014, n. 13588, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo l’operato dell’ufficio che, dopo aver notificato un questionario, non ha atteso i 60 giorni previsti dall’art. 12, c. 7, della Legg.n.212/2000, dalla data dell’ultimo verbale di contraddittorio tra il contribuente e l’Ufficio.



Il processo

L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza con cui la CTR del Piemonte, riformando la sentenza di primo grado, ha annullato tre avvisi di accertamento Irpef rispettivamente relativi agli anni 2003, 2004 e 2005, con i quali l'ufficio aveva rettificato il reddito del contribuente mediante un accertamento sintetico ex art. 38, c. 4, D.P.R. n. 600/73, fondato su elementi indicativi della capacità contributiva, desunti da un questionario redatto dallo stesso contribuente e dall'esercizio dell'attività istruttoria di cui all'art. 32 del medesimo D.P.R.n.600/73.

La CTR ha ritenuto illegittimi gli avvisi in quanto emessi prima del decorso di 60 giorni; in particolare, disattendendo la prospettazione dell’Ufficio, i giudici di secondo grado, hanno affermato che la disposizione di cui al settimo comma dell'art. 12 L. 212/2000 trova applicazione non soltanto nell’ipotesi di accessi, ispezioni e verifiche effettuate presso i locali destinati all’esercizio dell’attività del contribuente, ma anche nel caso di verifiche effettuate "a tavolino", vale dire mediante controlli effettuati in via cartolare presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.



La sentenza

L’assunto dei giudici territoriali, secondo cui il termine dilatorio per l’emanazione dell’atto impositivo previsto dall’art. 12 c. 7 della L. 212/2000 opererebbe anche al di fuori del caso di controlli effettuati pre