Percentuali di ricarico sballate legittimano l’accertamento

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 12 giugno 2014

anche in presenza di scritture contabili formalmente corrette, l'accertamento dei maggiori ricavi d'impresa può essere affidato alla considerazione della difformità della percentuale di ricarico applicata dal contribuente, soltanto quando raggiunga livelli di abnormità ed irragionevolezza

Con la sentenza n. 7645 del 2 aprile 2014 (ud. 27 gennaio 2014) la Corte Suprema di Cassazione ha confermato che “in tema di accertamento induttivo nell'ipotesi in cui risulti una contabilità regolarmente tenuta, l'accertamento dei maggiori ricavi d'impresa può essere affidato alla considerazione della difformità della percentuale di ricarico applicata dal contribuente, soltanto quando raggiunga livelli di abnormità ed irragionevolezza tali da privare, appunto, la documentazione contabile di ogni attendibilità (Cass. 20201/10). Inoltre, la determinazione in via presuntiva della percentuale di ricarico effettiva deve avvenire adottando un criterio che sia:

(a) coerente con la natura e le caratteristiche dei beni presi in esame;

(b) applicato ad un campione scelto in modo appropriato;

(c) fondato su una media aritmetica o ponderale, scelta in base alla composizione del campione di beni. (Cass. 3197/13)”.



Brevi note

Da sempre, nelle piccole e medie imprese commerciali e artigiane e fra i lavoratori autonomi, l’unica vera forma di evasione è rappresentata dalla mancata contabilizzazione dei ricavi o compensi.

Se nei confronti delle grandi imprese è più facile imbattersi nell’elusione piuttosto che nell’evasione, nelle piccole e medie imprese, spesso, l’unica vera forma di sottrazione degli utili all’Erario è data dalla mancata contabilizzazione nelle scritture contabili dei corrispettivi incassati, che, spesso, pertanto, non lascia traccia.

Fino al 1973, l’accertamento nei confronti di questi soggetti avveniva sulla base della stima globale del volume d’affari, tenuto conto delle dimensioni, del numero dei dipendenti, di tutti quegli elementi che si suole chiamare “caratteristiche extracontabili “ .

Con la riforma fiscale del 1973 fondata sulla obbligatorietà delle scritture contabili (che ha imposto a tutti i contribuenti, senza distinguere la piccola impresa dalla grande azienda, tutta una serie di obblighi, la cui correttezza, almeno sul piano formale, costituiva un alibi, per impedire, o quanto meno, attenuare l’efficacia dei controlli indiretti) la ricostruzione indiretta ha segnato il passo.

L’esigenza di abbandonare il principio di analiticità a favore dei cd.controlli indiretti, sia pure per talune categorie di contribuenti, è stata comunque avvertita da lungo tempo nella maggior parte degli uffici finanziari.

Come è noto, con l’art. 62-sexies del D.L.30 agosto 1993, n.331, convertito con modificazioni nella L. 29.10.1993, n. 427 è stata introdotta una importante disposizione, recante una modifica sostanziale all’art. 39, c. 1, lett. d, del D.P.R. n. 600/73 e all’art. 54 del D.P.R. n. 633/72.