La posizione del venditore di un bene, il cui valore sia stato definito ai fini dell’imposta di registro

di Martino Verrengia

Pubblicato il 19 giugno 2014

l’accertamento in via induttiva della plusvalenza a seguito dell’accertamento del maggior valore definito ai fini dell’imposta di registro, è un tema da tempo dibattuto e che continua a generare un costante contenzioso fra contribuente ed Agenzia delle Entrate

L’accertamento in via induttiva della plusvalenza, ex art. 86 del Dpr 917/86, a seguito dell’accertamento del maggior valore definito ai fini dell’imposta di registro, è un tema da tempo dibattuto e che continua a generare un costante contenzioso fra contribuente ed Agenzia delle Entrate.

Il punto di partenza è l'avviso di rettifica e liquidazione che viene notificato dall'Ufficio territoriale alle controparti contrattuali di una compravendita di azienda o di un terreno (questi sono i casi classici).

Successivamente alla definizione del valore, per acquiescenza di una delle parti o a seguito di accordo di adesione, si "forma" il valore definitivo.

I venditori di solito si “disinteressano” dell’atto impositivo ai fini dell'imposizione indiretta, lasciando che l’acquirente chiuda la pendenza con il Fisco, spesso di rilievo economico non elevato (si consideri che il prelievo proporzionale, in sede di cessione di azienda è il 3%, del valore definito detratto quello dichiarato, in quanto già versato in sede di rogito).

Ma successivamente, il venditore può vedersi notificato un avviso di accertamento, ex art. 39, comma 1 lett. d) Dpr 600/1973, ai fini delle imposte dirette, in cui l'Agenzia delle Entrate richiede le imposte sulla plusvalenza, determinata, appunto, induttivamente sulla base del valore definitivo ai fini del registro.

Ebbene, spesso i venditori si difendono eccependo che nessun “ruolo” hanno avuto nell’accertamento di valore ai fini del registro, magari perché vi è stato un accordo fra Fisco e acquirente.



Una mera difesa di questo tipo può non avere chanches in diritto.

E', infatti, unanime la giurisprudenza della Suprema Corte, che qualifica come "presunzione" la sovrapponibilità del "prezzo incassato" al "valore definito".

In argomento, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8010/2013 depositata in data 2 aprile 2013, ha ritenuto la legittimità dell’accertamento fiscale ai fini delle imposte dirette basato su di un precedente accertamento ai fini dell’imposta di registro.  

Questo il principio di diritto enunciato: in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l'amministrazione finanziaria è legittimata a procedere in via induttiva all'accertamento del reddito da plusvalenza patrimoniale … sulla base dell'accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell'im