Abuso del diritto e principio generale antielusivo

Con l’ordinanza n. 7300 del 27 marzo 2014 (ud 5 marzo 2014) la Suprema Corte di Cassazione torna sull’abuso del diritto.

La sentenza

Richiamando un proprio precedente formatosi per una fattispecie analoga (sent. n. 16431/2011), la Corte ribadisce il fondamentale principio, “secondo cui in materia tributaria, il divieto di abuso del diritto (Cass. n. 30055/2008, n. 10257/2008, n. 8772/2008, n. 20398/2005, n. 1372/2011) si traduce in un principio generale antielusivo, il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un’agevolazione o un risparmio d’imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l’operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici. Esso comporta l’inopponibilità del negozio all’Amministrazione finanziaria, per ogni profilo di indebito vantaggio tributario che il contribuente pretenda di far discendere dall’operazione elusiva, anche diverso da quelli tipici eventualmente presi in considerazione da specifiche norme antielusive entrate in vigore in epoca successiva al compimento dell’operazione ed è onere del contribuente di provare i presupposti di fatto, legittimanti l’applicazione dello speciale regime (Cass. n. 14381/2007, 13559/2007, SS.UU. n. 27619/2006 e n. 30057/2008). Va, altresì, evidenziato che la Suprema Corte ha avuto modo di precisare che il cessionario contribuente è onerato di una particolare diligenza nella conclusione delle operazioni di che trattasi, avuto riguardo al fatto che la verifica della regolarità sostanziale delle fatture, è agevolmente riscontrabile attraverso l’esame dei documenti di circolazione dei veicoli, che lo stesso può esaminare all’atto dell’acquisto (Cass. n. 10059/2011, n. 3427/2010)”.

Le nostre considerazioni

La Corte, nel pronunciamento che si annota, richiama la sentenza n. 16431 del 27 luglio 2011 (ud. del 6 aprile 2011) ove ha ritenuto, per fattispecie analoga, sussistente l’abuso del diritto per abuso del regime del margine ai fini Iva. In quell’occasione la CTR aveva accolto l’appello dell’Agenzia, ritenendo, con riferimento all’applicato “regime del margine”, che male avevano fatto i Giudici di primo grado a ritenere che, nel caso, sussistesse il requisito oggettivo per il diritto alla detrazione dell’IVA, sulla base della conforme annotazione, contenuta nelle fatture dei fornitori, dal momento che, alla stregua delle emergenze dei libretti di circolazione, era agevole desumere che il cedente non poteva utilizzare il particolare regime, dal momento che da detti documenti “risultava che gli originari intestatari dei veicoli svolgevano attività di autonoleggio e quindi avevano esercitato su tali beni il diritto alla detrazione dell’IVA“; peraltro, trattandosi di norma agevolativa, il contribuente avrebbe dovuto offrire la prova del proprio assunto ed, oltretutto, usando la dovuta diligenza avrebbe potuto acquisire tutti gli elementi utili per avere contezza che il particolare regime non poteva essere applicato.Rilevava la Corte che la questione giuridica posta andava esaminata tenendo conto del condiviso principio, da ultimo, affermato in tema di abuso del diritto e secondo cui “In materia tributaria, il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un’agevolazione o un risparmio d’imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l’operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici: tale principio trova fondamento, in tema di tributi non armonizzati, nei principi costituzionali di capacità contributiva e di progressività dell’imposizione, e non contrasta con il principio della riserva di legge,…

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