La corretta motivazione del PVC

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 22 aprile 2014

il Fisco può motivare un P.V.C. anche per per relationem, tuttavia il verbale deve riportare i dati minimi perchè il contribuente possa desumere le contestazioni e proporre eventuali opposizioni

Con la sentenza n. 5677 del 12 marzo 2014 (ud. 18 dicembre 2013) la Corte di Cassazione ha confermato e ribadito due importanti principi che meritano di essere sottolineati.

  • L'avviso di accertamento - che ha carattere di provocatio ad opponendum esoddisfa l'obbligo di motivazione, ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972,n. 633, art. 56, ogni qualvolta l'Amministrazione abbia posto ilcontribuente in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoielementi essenziali e, quindi, di contestarne efficacemente l'an edil quantum debeatur - deve ritenersi correttamente motivato ovefaccia riferimento ad un processo verbale di constatazione dellaGuardia di Finanza, regolarmente notificato o consegnato all'intimato.Ne consegue che, ai sensi della citata norma, l'Amministrazione non ètenuta ad includere nell'avviso di accertamento, notizia delle proveposte a fondamento del verificarsi di taluni fatti, nè di riportarne,sia pur sinteticamente, il contenuto (Cass. n. 6232/2003, n. 8457/2001),restando, poi, affidate al giudizio d'impugnazione dell'atto lequestioni riguardanti l'effettivo verificarsi dei fatti stessi e la loroidoneità a dare sostegno alla pretesa impositiva (Cass. n. 14700/2001,n. 4061/2001, n. 658/2000)”.

  • La motivazione degli atti di accertamento per relationem, con rinvioalle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanzanell'esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima permancanza di autonoma valutazione da parte dell'Ufficio deglielementi da quella acquisiti, significando semplicemente che l'Ufficiostesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia discrittura che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementigià noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al correttosvolgimento del contraddittorio (Cass. n. 10205/2003, n. 15379/2002, n.2780/2001)”.



Brevi appunti giurisprudenziali

Le questioni affrontata, da ultimo, dalla Corte di Cassazione investono, di fatto, due rilevanti questioni:

  • il carattere di provocatio ad opponendum dell’avviso di accertamento;

  • la legittimità della motivazione per relationem che realizza una economia di scrittura.



In ordine alla prima questione, la giurisprudenza, investita da decenni della questione, ha sempre affermato che l'avviso di accertamento ha carattere di provocatio ad opponendum e, pertanto, soddisfa l'obbligo della motivazione, ai sensi dell'art. 42 del D.P.R. 29.9.1973, n. 600, tutte le volte che il suo contenuto sia tale da mettere il contribuente in grado di conoscere la pretesa tributaria ad esso sottesa nei suoi elementi essenziali, e, quindi, di contestarne efficacemente l'an ed il quantum, e la censura deve ritenersi infondata quando il contribuente ha svolto le sue difese di merito contro gli elementi indicati nell’atto impositivo (Cass. sent. n. 14200 del 10 maggio 2000, dep. il 27 ottobre 2000; Cass. sent. n. 8859 del 29 gennaio 2008, dep. il 7 aprile 2008, che ha fra l’altro, negato l’obbligo per l’A.F. di includere nell’avviso di accertamento “notizia delle prove poste a fondamento del verificarsi di taluni fatti, né di riportarne, sia pur sinteticamente il contenuto – Cass. n.6232/03”)1.

Il giudizio tributario è costruito formalmente, come giu