Redditometro: la correlazione fra entrate del contribuente e spese sostenute

Prassi
In tema di accertamento sintetico, gli uffici nella prassi operativa pretendono il collegamento tra la disponibilità e la spesa sostenuta. Secondo il fisco la presunzione di maggior reddito che l’ufficio finanziario fondi sulla spesa per incrementi patrimoniali sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati dal contribuente può essere vinta dando, allo stesso tempo, sia la dimostrazione documentale del possesso del maggior reddito determinato sinteticamente, sia la prova del suo impiego per affrontare la spesa in questione. Quanto alla prova liberatoria a carico del contribuente per contrastare l’accertamento sintetico, non è sufficiente la dimostrazione dell’esistenza di disponibilità finanziarie ovvero è necessaria l’ulteriore dimostrazione che proprio quelle disponibilità finanziarie siano state utilizzate per sostenere le spese poste a fondamento dell’accertamento da parte del Fisco (c.d. nesso eziologico tra spese effettuate e disponibilità finanziarie).
Nel caso in cui il denaro utilizzato per l’acquisto sia di un terzo soggetto occorre, che il contribuente dia contezza della tracciabilità del denaro, non bastando la sola affermazione che l’incremento patrimoniale è fratto di un prestito o di un regalo. Il legislatore individua l’oggetto della prova liberatoria a carico del contribuente unicamente nella (dimostrazione della) identità della spesa per incrementi patrimoniali con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta; per la norma, quindi, non è sufficiente la prova della sola disponibilità di redditi ma è necessario anche la prova che la spesa per incrementi patrimoniali sia stata sostenuta, non già con qualsiasi altro reddito (ovviamente dichiarato), ma proprio con redditi “redditi esenti o … soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta”. Senza la prova anche del nesso eziologico tra possesso di redditi e spesa “per incrementi patrimoniali”, questa spesa (siccome univocamente indicativa, per presunzione di legge, della percezione di un reddito corrispondente) continuerebbe a produrre i suoi effetti presuntivi a danno del contribuente, non avendo lo stesso superato la forza della presunzione iuris tantum (“la stessa si presume”) posta, a suo svantaggio, dalla norma.
Peraltro, la prova1 richiesta, non è di così semplice reperimento, poiché significa ricostruire il “percorso” dei denari incassati o risparmiati, circostanza ancor più difficile quando tra la data del disinvestimento e quella dell’acquisto sono trascorsi diversi anni.

Ultimo intervento di Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6396 del 19 marzo 2014,ha accolto il ricorso presentato da un contribuente avverso un avviso di accertamento con il quale, tramite redditometro, il Fisco gli aveva rettificato ,in via sintetica, il reddito per acquisto di beni di lusso. I giudici, nell’annullare l’accertamento, hanno statuito che il contribuente deve dimostrare l’esistenza dei redditi esenti o dei redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, ma non è necessario che fornisca la dimostrazione del collegamento con l’acquisto Negli accertamenti da redditometro, l’acquisto per incrementi patrimoniali può essere giustificato dal contribuente con la sola prova dell’esistenza di redditi esenti o altre disponibilità. Non è necessaria, infatti, la prova dell’effettiva destinazione di tali altri redditi. Il contribuente secondo la sentenza citata può fare annullare l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate provando che l’acquisto dei beni di lusso che gli vengono contestati è stato fatto con disponibilità finanziarie esenti o con ritenuta alla fonte, ad esempio una donazione o grazie al possesso di titoli, senza che sia necessario dimostrare che l’acquisto sia stata effettuato con quei soldi. Una volta…

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