Mediazione tributaria: dal prossimo 2 marzo cambia il computo dei termini

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 9 gennaio 2014

per gli atti notificati dal 2 marzo prossimo entrano in vigore le novità in tema di mediazione tributaria previste dalla Legge di stabilità 2014: occorre quindi prestare molta attenzione al nuovo computo dei termini processuali!

L’art. 17-bis, del D.Lgs. n. 546/92, ha previsto, per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, relative ad atti dell’Agenzia delle entrate, notificati a decorrere dal 1° aprile 2012, l’istituto del reclamo/mediazione.

La Legge di Stabilità 2014 (art. 1, c. 611, lett. a, L. n. 147 del 27 dicembre 2013) ha apportato diverse modifiche all’art. 17-bis, del D.Lgs.n.546/92; in particolare, ha inciso, fra l’altro, sul comma 9, dell’articolo 17-bis, in ordine al computo dei termini.

La novità, unitamente alle altre appena introdotte1, si applicano agli atti notificati dal 2 marzo 2014.

 

L’ISTANZA DI MEDIAZIONE

Con l’istanza proposta, il contribuente può, innanzitutto, reclamare l’annullamento, totale o parziale, dell’atto.

E’ sua facoltà, tuttavia, formulare una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa.

La notifica dell’istanza determina la data a partire dalla quale decorrono i 90 giorni previsti dal periodo 1 del comma 9 dell’articolo 17-bis durante i quali si svolge una fase amministrativa di esame preliminare della controversia, per verificare se sussistono i presupposti per una risoluzione stragiudiziale della lite.

L’istanza può essere alternativamente presentata:

- dal contribuente che ha la capacità di stare in giudizio, sia direttamente sia a mezzo di procuratore generale o speciale; la procura va conferita con atto pubblico o per scrittura privata autenticata;

- dal rappresentante legale del contribuente che non ha la capacità di stare in giudizio.

- dal difensore, nelle controversie di valore pari o superiore ad € 2.582,28.

Il contenuto dell’istanza

Come abbiamo anticipato, il procedimento è introdotto da una specifica istanza, formulata dal contribuente nei confronti dell’Agenzia e motivata sulla base di elementi di fatto e di diritto che devono coincidere coi motivi di impugnazione proposti nel ricorso.

A seguito dell’inutile decorso della fase di mediazione, l’istanza può produrre gli effetti del ricorso giurisdizionale.

Ciò comporta che:

- i motivi esposti nell’istanza devono coincidere integralmente con quelli del ricorso, a pena di inammissibilità (è inammissibile il motivo di ricorso, proposto innanzi alla Commissione tributaria provinciale, per il quale non sia stata preventivamente esperita la procedura di mediazione); né è consentito integrare (successivamente all’introduzione del giudizio) i motivi del ricorso;

- il ricorso depositato nella segreteria della Commissione tributaria provinciale deve essere conforme a quello consegnato o spedito alla Direzione con l’istanza di mediazione, a pena di inammissibilità