Mediazione tributaria: dal prossimo 2 marzo cambia il computo dei termini

L’art. 17-bis, del D.Lgs. n. 546/92, ha previsto, per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, relative ad atti dell’Agenzia delle entrate, notificati a decorrere dal 1° aprile 2012, l’istituto del reclamo/mediazione.
La Legge di Stabilità 2014 (art. 1, c. 611, lett. a, L. n. 147 del 27 dicembre 2013) ha apportato diverse modifiche all’art. 17-bis, del D.Lgs.n.546/92; in particolare, ha inciso, fra l’altro, sul comma 9, dell’articolo 17-bis, in ordine al computo dei termini.
La novità, unitamente alle altre appena introdotte1, si applicano agli atti notificati dal 2 marzo 2014.
 
L’ISTANZA DI MEDIAZIONE
Con l’istanza proposta, il contribuente può, innanzitutto, reclamare l’annullamento, totale o parziale, dell’atto.
E’ sua facoltà, tuttavia, formulare una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa.
La notifica dell’istanza determina la data a partire dalla quale decorrono i 90 giorni previsti dal periodo 1 del comma 9 dell’articolo 17-bis durante i quali si svolge una fase amministrativa di esame preliminare della controversia, per verificare se sussistono i presupposti per una risoluzione stragiudiziale della lite.
L’istanza può essere alternativamente presentata:
– dal contribuente che ha la capacità di stare in giudizio, sia direttamente sia a mezzo di procuratore generale o speciale; la procura va conferita con atto pubblico o per scrittura privata autenticata;
– dal rappresentante legale del contribuente che non ha la capacità di stare in giudizio.
– dal difensore, nelle controversie di valore pari o superiore ad € 2.582,28.
Il contenuto dell’istanza
Come abbiamo anticipato, il procedimento è introdotto da una specifica istanza, formulata dal contribuente nei confronti dell’Agenzia e motivata sulla base di elementi di fatto e di diritto che devono coincidere coi motivi di impugnazione proposti nel ricorso.
A seguito dell’inutile decorso della fase di mediazione, l’istanza può produrre gli effetti del ricorso giurisdizionale.
Ciò comporta che:
– i motivi esposti nell’istanza devono coincidere integralmente con quelli del ricorso, a pena di inammissibilità (è inammissibile il motivo di ricorso, proposto innanzi alla Commissione tributaria provinciale, per il quale non sia stata preventivamente esperita la procedura di mediazione); né è consentito integrare (successivamente all’introduzione del giudizio) i motivi del ricorso;
– il ricorso depositato nella segreteria della Commissione tributaria provinciale deve essere conforme a quello consegnato o spedito alla Direzione con l’istanza di mediazione, a pena di inammissibilità dello stesso.
Nell’istanza vanno indicati:
1) la Direzione nei cui confronti è avviato il procedimento amministrativo in esame;
2) il contribuente e il suo legale rappresentante, la relativa residenza o sede legale o il domicilio eventualmente eletto nel territorio dello Stato, nonché il codice fiscale e l’eventuale indirizzo di posta elettronica certificata (PEC);
3) l’atto impugnato e l’oggetto dell’istanza;
4) i motivi.
Nell’istanza può essere formulata una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa.
Nell’istanza va indicato anche il domicilio presso il quale il contribuente intende ricevere le comunicazioni relative al procedimento, quali, ad esempio, l’accoglimento dell’istanza o il diniego. In assenza di elezione di domicilio, le comunicazioni sono effettuate presso la residenza o la sede legale del contribuente.
Nell’istanza il contribuente dovrà indicare, altresì, il valore della controversia.
La circolare …

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