Controllo sulle verifiche: dichiarazioni dei clienti e possibili strategie difensive

In tema di capacità contributiva ed ancor più in materia di sanzionabilità di comportamenti contrari ad un precetto imposto dalla normativa fiscale, un rilievo particolare assumono le condotte e le affermazioni con riflessi fiscali che un terzo può ingenerare nella altrui sfera impositiva.
È il caso, che si vuole indagare, della rilevanza delle dichiarazioni fatte dai clienti durante le operazioni poste in essere dagli organi accertatori nei controlli per la regolare emissione degli scontrini ovvero, di ogni altro sistema di certificazione dei compensi.
La questione giuridica della certificazione dei ricavi e dei compensi per i quali non è obbligatorio emettere la fattura si fonda sul corretto rispetto dell’art. 22del DPR 633/1972, (Commercio al minuto ed attività assimilate), fatti salvi i casi di esonero previsti dall’art. 2 del DPR 696/1996, a cui, nel caso di non ottemperanza, va ricollegata la sanzione prevista dall’art. 61 del D.Lgs. n. 471/1997. Alla sanzione pecuniaria, in applicazione dell’art. 12 del D.Lgs. n. 471/1997, sono ricollegate le sanzioni accessorie di cui all’art. 21 del D.Lgs. n. 472/1997, nel caso in specie consistenti nella chiusura temporanea (da 3 giorni ad un mese disposta con provvedimento del Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio) nel riscontrato caso della violazione di quattro scontrini/ricevute in giorni diversi nel quinquennio2.
Tralasciando le normali conseguenze di natura impositiva legate alla mancata certificazione dei ricavi e dei compensi, dubbi permangono in merito alla corretta applicazione della prassi in specie legata da un lato, alla depenalizzata rilevanza dell’omissione in capo al cliente e dall’altro lato, la rilevanza delle dichiarazioni di quest’ultimi in capo al trasgressore o presunto tale.
L’attività di controllo relativa all’emissione degli scontrini fiscali, comunemente ed esaustivamente denominata attività di controllo strumentale, si estrinseca in una duplice operazione, quella della verifica della corretta emissione dello scontrino o ricevuta fiscale ed in quella concernente la regolare installazione e manutenzione dell’apparecchio fiscale utilizzato per l’emissione dei predetti documenti.
Le due fasi, regolare emissione del documento fiscale e regolare impianto strumentale, tuttavia, attengono a comportamenti commissivi ed omissivi legati alla volontà dell’imprenditore, dove, tuttavia, nel caso del controllo del documento fiscale, vede l’intervento “decisivo” di un terzo soggetto (il cliente), il cui comportamento o la risposta fornita ai soggetti verificatori non è priva di irrilevanza.

Chi ha avuto un controllo di cui si sta discutendo o, per ragioni di difesa, si è trovato, in quest’ultimo caso di norma “solo a cose fatte”, a gestire una tale tipologia di controllo, ha sempre la sensazione che il proprio diritto di difesa ergo ragioni abbiano incontrato dei limiti. Appare, dunque, essenziale ricercare le fondamenta di tale generale cognizione e verificarne la reale problematica.
La prassi degli ultimi anni ha fatto registrare come il controllo diretto dello “scontrinaggio”, quale esclusiva attività, sia stato delegata ai militari della Guardia di Finanza mentre l’Agenzia delle Entrate, accorpa tale controllo nella più complessa attività degli accessi brevi per la verifica dei dati indicati negli studi di settore.

I poteri di accesso per il controllo degli scontrini
Gli addetti al controllo utilizzano una serie di norme che regolano le attività da espletare per la verifica della corretta emissione dello scontrino/ricevuta, ed in particolare:

l’art. 12 della legge n. 413/1991;

l’art. 15 D.M. 23 Marzo 1983 per gli scontrini fiscali;

l’art. 8 …

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