Accertamento anticipato: serve l'urgenza

Con la sentenza n. 27831 del 12 dicembre 2013 (ud. 26 settembre 2013) la Corte di Cassazione ha, di fatto, confermato la legittimità degli avvisi di recupero dei crediti d’imposta anticipati, se urgenti, per annualità in scadenza.

 

Il passo nodale della sentenza

Il Collegio ritiene che il diritto del contribuente al contraddittorio preprocessuale non sia stato rispettato, in quanto “erroneamente è stata invocata l’urgenza, in giudizio motivandosene l’esistenza per il dover l’Ufficio procedere al controllo degli anni dal 1999 al 2003, in contrasto con l’azione di recupero erariale, espletata invece sugli anni 2001-2003. Nè invero nella motivazione dell’avviso impugnato (come pur era possibile, ancorchè non esplicitamente prescritto dalla norma), nè nel corso del processo tributario (come invece divenuto inevitabile modo di assolvimento dell’onere enunciativo, a seguito dell’impugnazione del contribuente), l’Ufficio ha messo in grado il contribuente di riscontrare una diversa ragione giustificativa dell’urgenza, allo stato circoscritta all’imminenza di termini di decadenza che, se riferiti all’annualità accertata del 2001, sarebbero scaduti oltre due anni e mezzo dopo la chiusura della verifica (al 25 marzo 2004), e cioè al 31.12.2006. Tale circostanza anzi positivamente esclude un caso di valida (dunque riferita all’epoca dell’atto emesso ante tempus) e particolare (cioè specificamente riferita al contribuente e al rapporto tributario in questione) ragione di urgenza, idonea a giustificare l’anticipazione dell’emissione del provvedimento”.

 

La Corte, quindi, afferma che la sentenza impugnata ha contravvenuto al principio, cui s’intende dare continuità, per cui “la notifica dell’avviso di accertamento non può avvenire nei confronti del contribuente prima che, ai sensi della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, siano decorsi – di regola e salvo casi di particolare e motivata urgenza – sessanta giorni dal rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, potendo entro tale termine, da considerare perentorio e a sua garanzia, il contribuente comunicare osservazioni e richieste” (Cass. 6088/2011); né è “emersa nel processo una ragionevole e plausibile ragione di diversa urgenza, tale da giustificare, per un superiore interesse all’efficacia dell’azione pubblica, il sacrificio del diritto al contraddittorio del contribuente (Cass. 11944/2012), anche per le modalità di risultanza dell’elemento esonerativo del limite temporale, come ancor più di recente precisate ed esaustivamente chiarite da Cass. s.u. n. 18184/2013 per la quale ‘il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciamone nell’atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, bensì nell’effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dall’osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all’epoca di tale emissione, deve essere provata dall’Ufficio“.

Note

Il comma 7, dell’articolo 12, dello Statuto del contribuente (legge n. 212/2000) prescrive che “nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”.

 

Tale norma (da un pò di tempo a questa parte sotto i riflettori della dottrina1 e della giurisprudenza), è stata oggi letta dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n.18184 del 29 luglio 2013, peraltro richiamata dalla stessa sentenza della Corte di Cassazione che qui si annota.

Come rilevato dalla stessa Corte di Cassazione nella sentenza n.20769/2013, sul punto vanno segnalati una serie di orientamenti variegati.

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