Sono soggetti ad IVA anche i piccoli impianti fotovoltaici ad uso domestico?

secondo la Corte di Giustizia europea la produzione di energia elettrica fotovoltaica ceduta alla rete del gestore contro un corrispettivo costituisce attività economica e, pertanto, comporta la qualifica di soggetto passivo IVA in capo all’utilizzatore dell’impianto, senza distinzione alcuna per i c.d. ‘piccoli impianti domestici’; si tratta di interpretazione che parrebbe in contrasto con quanto previsto dalla normativa fiscale nazionale con riguardo agli impianti installati sui tetti delle abitazioni private e dei condomini (a cura Fabrizio Stella & Antonio Federico)

  1. Premessa.

Recentemente, la Corte di Giustizia europea, con riguardo alla causa n. 219/2012, ha sancito un principio di diritto che potrebbe avere ripercussioni nell’ambito della produzione di energia dal fotovoltaico attraverso i piccoli impianti “domestici”.

In sintesi secondo i Giudici comunitari la produzione di energia elettrica fotovoltaica, ceduta alla rete del gestore verso un corrispettivo, costituisce comunque “attività economica” e, pertanto, in quanto tale comporta la qualifica di soggetto passivo IVA in capo all’utilizzatore dell’impianto, senza distinzione di tipologia di impianto, comprendendo, quindi, anche i piccoli impianti locati sopra i tetti delle abitazioni private o dei condomini, tra l’altro incentivati, in Italia, dalle agevolazioni fiscali.

Esaminiamo di seguito l’archetipo normativo vigente nel nostro Paese, cercando di capire se ed in che misura risulta in linea con l’orientamento espresso dalla Corte di Giustizia.

La questione giuridica in esame concernente, ancora una volta, la corretta individuazione della soggettività IVA.

 

  1. Normativa nazionale e prassi.

Con riferimento alla normativa vigente in materia di “fotovoltaico”, si premette che con il decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, in attuazione della direttiva 2001/77/CE del 27 settembre 2001, concernente la promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità, si è dato impulso alla produzione di elettricità attraverso le fonti rinnovabili, definite dall’articolo 2, comma 1, lettera a) del decreto come “le fonti energetiche rinnovabili non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas)1.

Le fonti rinnovabili si differenziano dalle fonti energetiche fossili (carbone, petrolio, gas), perché sono sorgenti di energia non esauribili.

L’articolo 7 del predetto decreto legislativo, concernente Disposizioni specifiche per il solare, finalizzato a favorire lo sviluppo dell’elettricità generata per conversione fotovoltaica della fonte solare, al comma 1 stabiliva che “entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, d’intesa con la Conferenza unificata, adotta uno o più decreti con i quali sono definiti i criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica dalla fonte solare”, il successivo comma 2, poi, nell’individuare i criteri per l’erogazione degli incentivi, alla lettera d) precisa che essi consistono in una “specifica tariffa incentivante, di importo decrescente e di durata tali da garantire una equa remunerazione dei costi di investimento e di esercizio2.

I criteri di erogazione della tariffa incentivante, differenziata a seconda della potenza dell’impianto fotovoltaico, sono stati, poi, definiti da diversi decreti ministeriali, il primo del 28 luglio 2005 (il c.d. 1° conto energia) sino al D.M. 5 luglio 2012 (il c.d. 5° conto energia) pubblicato nella G.U. 10 luglio 2012, n. 159.

Il c.d. “Quinto Conto Energia”, a differenza dei precedenti meccanismi di incentivazione, remunera con una tariffa omnicomprensiva la quota di energia netta immessa in rete dall’impianto e, con una tariffa premio, la quota di energia netta consumata in sito3.

Il meccanismo adottato, il c.d. “conto energetico”, prevede che l’incentivo venga erogato in ragione dell’energia fotovoltaica prodotta annualmente dall’impianto, la tariffa quindi non viene corrisposta quando l’impianto non produce energia.

Il Legislatore, quindi, ha voluto sostenere l’effettiva produzione di energia mediante gli impianti fotovoltaici, piuttosto che favorire sic et simpliciter l’investimento.

In buona sostanza, l’investimento iniziale viene “recuperato” dal privato non per effetto della corresponsione di determinati incentivi, ma solo attraverso la…

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