Perdite superiori al terzo del capitale sociale: quali responsabilità per l’amministratore inerte?

Capitale ridotto al di sotto del minimo legale

A norma dell’articolo 2447 del codice civile se per la perdita di oltre un terzo il capitale si riduce al disotto del minimo stabilito dal codice civile1

  • gli amministratori o il consiglio di gestione e, in caso di loro inerzia,

  • il consiglio di sorveglianza

devono senza indugio convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo, o la trasformazione della società.

Pertanto, in conformità alle regole civilistiche (art. 2482-ter c.c.), l’assemblea dei soci avrà il compito di deliberare alternativamente:

  1. la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento dello stesso per un importo non inferiore al minimo previsto dalla legge;

  2. la riduzione del capitale sociale e lo scioglimento della società, con la nomina del liquidatore;

  3. la riduzione del capitale sociale e la trasformazione della società in altra forma giuridica che richieda un capitale inferiore.

L’organo amministrativo, valutata la gravità della situazione patrimoniale della società emersa sia in sede di approvazione del bilancio d’esercizio, ovvero a seguito di eventuali accadimenti sopravvenuti all’ultimo bilancio approvato (Corte di Cassazione, sez. I, 8.06.2007, n. 13503) è obbligato alla tempestiva convocazione dell’assemblea per l’assunzione delle deliberazioni imposte dal codice civile.

Circa il significato da attribuire al termine “senza indugio” deve essere interpretato2 alla luce del combinato disposto degli artt. 2482 ter e 2631 c. c. , laddove quest’ultimo dispone che “… ove la legge e lo statuto non prevedano espressamente un termine, entro il quale effettuare la convocazione, questa si considera omessa allorché siano trascorsi trenta giorni dal momento in cui amministratori e sindaci siano venuti a conoscenza del presupposto che obbliga alla convocazione dell’assemblea dei soci“.

In questo modo, utilizzando un meccanismo simile a quello venutosi a delineare in giurisprudenza per l’individuazione del termine per proporre querela, la Relazione governativa al D.Lgs. 17/01/2003, n. 6, ritiene di aver eliminato le incertezze che hanno caratterizzato l’interpretazione della norma attualmente vigente.

 

Conseguenze in caso di mancata convocazione dell’assemblea

La mancata convocazione dell’assemblea dei soci in ipotesi di riduzione del capitale al di sotto del minimo legale rappresenta (salvo quanto disposto dagli artt. 2447 e 2482-ter esaminati in precedenza) una causa di scioglimento della società in virtù di quanto previsto dal n. 4) art. 2484 c.c.

Gli effetti dello scioglimento si realizzano, secondo quanto previsto dal comma 3, dell’articolo 2484 c.c., all’atto dell’iscrizione nel registro delle imprese dell’evento medesimo, in conseguenza della rilevanza esterna che viene data, dagli amministratori, alla causa di scioglimento stessa.

In tale ottica la dottrina più accreditata3 ha osservato che la delibera assembleare di riduzione e di contemporaneo aumento del capitale sociale ex art. 2477 c.c., anteriore alla trascrizione della causa di scioglimento nel registro delle imprese evita ab origine il verificarsi della medesima in modo completo e definitivo, in quanto interviene prima che allo scioglimento sia data pubblicità costitutiva.

Compete quindi agli amministratori accertare anche in questo caso “senza indugiorectiuscon la maggiore sollecitudine possibile il verificarsi della causa di scioglimento e procedere agli adempimenti previsti dal citato terzo comma dell’articolo 2484.

Ma cosa succede qualora l’organo amministrativo senza giustificato motivo persegue nella sua condotta omissiva in spregio ai propri doveri ed oltre a non aver convocato l’assemblea dei soci ai sensi dell’art. 2477 c.c. non accerta, presso il competente ufficio del registro delle imprese, il verificarsi della causa di scioglimento ?

In questi casi, se l’organo amministrativo omette o…

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