Correzione degli errori contabili valida anche ai fini fiscali

Quale trattamento tributario applicare nell’ipotesi in cui il contribuente proceda alla correzione di errori derivanti dalla mancata imputazione di componenti negativi o positivi nel corretto esercizio di competenza, con relativo effetto sul conto economico, nell’area straordinaria?
A tale problematica pone rimedio l’Agenzia delle entrate con la circolare n. 31/E del 24 settembre 2013.
 
In particolare, è stato precisato, riguardo l’ipotesi di rettifica per violazione del principio di competenza, che al contribuente deve essere riconosciuto il diritto a recuperare la maggiore imposta indebitamente corrisposta mediante gli strumenti, e nei termini, che il sistema fiscale gli mette a disposizione.
Per cui nel caso di correzione della mancata imputazione di un componente positivo o negativo di reddito nell’esercizio di competenza, nel periodo d’imposta della rettifica dovrà essere operata, in sede di dichiarazione dei redditi, una variazione, rispettivamente, in diminuzione od aumento, al fine di sterilizzare il provento o l’onere transitato a Conto economico.
 
 
L’Agenzia delle Entrate ha, poi, precisato le modalità mediante le quali può essere recuperata, con riguardo ai componenti negativi, la deduzione nel periodo d’imposta di competenza, differenziate a seconda che l’annualità oggetto di rettifica sia ancora o meno emendabile (art. 2, comma 8-bis del DPR 322/1998).
In caso affermativo, il contribuente deve presentare la dichiarazione integrativa “a favore”, per correggere l’annualità in cui si è verificata l’omessa imputazione, anche qualora ciò determini l’emersione di una perdita fiscale: l’eccedenza d’imposta versata nell’anno dell’errore può essere utilizzata nella dichiarazione dell’esercizio della correzione.
Qualora il periodo d’imposta non sia più emendabile, il contribuente può rimediare mediante una particolare dichiarazione integrativa.
A tale fine, deve riliquidare autonomamente quella relativa all’annualità dell’omessa imputazione e, nell’ordine, le successive, fino all’annualità emendabile ai sensi dell’art. 2, comma 8-bis del DPR 322/1998.
Ciò potrebbe comportare che, a seguito dei controlli automatizzati, gli importi dell’integrativa non risultino coerenti con la dichiarazione del precedente periodo d’imposta, comportando l’emissione di una comunicazione di irregolarità poi annullabile, previa esibizione, a cura del contribuente, della relativa documentazione comprovante la rideterminazione operata. Dunque, a seconda dei casi la dichiarazione integrativa potrà essere “a favore” o “a sfavore”.
Queste le linee guida contenute nel documento di prassi diramato dalle Entrate.
Nella prima parte vengono esposti alcuni concetti essenziali, quali:
– L’inderogabilità del principio di competenza (il contribuente non deve essere l’arbitro dell’imputazione, in un periodo di imposta o in un altro, degli elementi reddituali positivi e negativi);
– la qualificazione degli errori contabili oggetto della disciplina;
– la possibilità di correggere, dal punto di vista civilistico , gli errori contabili negli esercizi successivi a quello di competenza, nella parte straordinaria del conto economico (voce E20 o E21) o, per gli IAS/IFRS adopter, nello stato patrimoniale;
– l’esigenza, dal punto di vista fiscale, di evitare uno spostamento del momento impositivo e di garantire il rispetto del divieto di doppia imposizione sul medesimo componente reddituale nonché la corretta determinazione del reddito riferibile al singolo periodo di imposta.
La correzione dell’errore contabile non può avere un immediato rilievo fiscale, poiché le …

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