A novembre occorre comunicare al Fisco le minusvalenze sulle partecipazioni

L’art. 5-quinquies c. 3 del DL 203/2005, conv. nella L. 248/2005, impone ai soggetti imprenditori di comunicare alla Direzione Regionale delle Entrate (DRE) competente le minusvalenze e differenze negative di ammontare superiore a € 50.000,00 “entro 45 giorni dalla data di scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale le minusvalenze e le differenze negative … sono state realizzate”. Pertanto, facendo riferimento ai soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, quale che sia la data di presentazione effettiva del modello UNICO 2013, la comunicazione relativa alle minusvalenze e alle perdite del 2012 deve essere presentata entro 45 giorni che decorrono dalla data del 30.9.2013, quindi entro il 14.11.2013. A differenza di quanto previsto per le comunicazioni delle minusvalenze di ammontare superiore a 5 milioni di euro, il termine per le comunicazioni delle minusvalenze e delle differenze negative su partecipazioni quotate, di ammontare superiore a 50.000,00 euro, è legato alla scadenza stabilita per la presentazione della dichiarazione dei redditi, e non alla data di presentazione effettiva della dichiarazione stessa.
Sull’adempimento in commento, ed in particolare sul regime sanzionatorio previsto in caso di mancato invio della predetta comunicazione, è intervenuto l’art. 11 del DL del 2.3.2012 n. 16 che ha:

eliminato la norma che prevedeva la totale indeducibilità delle minusvalenze realizzate, nel caso non venissero comunicate, o venissero comunicate in modo infedele o incompleto (art. 5-quinquies co. 3 del DL 203/2005 e art. 1 co. 4 del DL 209/2002);

inserito all’art. 11 del DL 471/97 il nuovo co. 4-bis, che prevede una sanzione amministrativa pari al 10% delle minusvalenze non comunicate (tale sanzione è compresa tra un minimo di 500,00 euro e un massimo di 50.000,00 euro).

Pertanto, per effetto delle suddette modifiche, in caso di omessa, infedele, incompleta o tardiva comunicazione è prevista una sanzione amministrativa pari al 10% dell’importo della minusvalenza non comunicata, o comunicata in modo irregolare, con un minimo e un massimo: la sanzione non può essere, come detto, inferiore ad € 500,00, né superiore ad € 50.000,00. Per fare un esempio, si consideri una minusvalenza non comunicata all’Agenzia delle Entrate pari a € 100.000,00. In base alla previgente normativa, l’inadempimento comportava l’indeducibilità della componente negativa, con una conseguente maggiore imposta pari a € 27.500,00 (€ 100.000,00*27,5%). A seguito delle modifiche apportate dal DL 16/2012, la sanzione amministrativa ammonta ad € 10.000,00 (€ 100.000,00*10%).
L’inserimento della violazione in commento tra le sanzioni amministrative tributarie permette, inoltre, al contribuente inadempiente di beneficiare degli istituti agevolati quali, il ravvedimento operoso (art. 13 DLgs. 18.12.1997 n. 472) e la definizione agevolata (ex art. 17 DLgs. 18.12.1997 n. 472).
Quanto al ravvedimento operoso, l’art. 13 del DLgs. 472/97 riconosce al contribuente, in caso di omessa o irregolare comunicazione, il versamento di una sanzione in misura ridotta purché non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento, di cui lo stesso ne abbia avuto formale conoscenza. In tali ipotesi, il contribuente deve presentare la comunicazione, a suo tempo omessa o incompleta e versare la sanzione ridotta, pari ad 1/8 della sanzione minima prevista: nel caso in esame, la sanzione necessaria per il ravvedimento ammonterà ad € 62,50 (€ 500,00*1/8), posto che la sanzione minima prevista per legge è pari ad € 500,00. A ciò si aggiunga che, versando la sanzione ridotta, non sono …

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