Redditometro: determinante la fase del contraddittorio

Il nuovo redditometro è stato introdotto dal Decreto Ministeriale del 24 dicembre 2012.
In tale ambito viene data grande rilevanza al cd. contraddittorio che, peraltro, è obbligatorio sia per fornire dati e notizie sia per potere dimostrare che le presunzioni addotte dal fisco non sono veritiere.
Tra l’altro, nelle motivazioni dell’avviso di accertamento è necessario evidenziare le vicende dell’intero iter accertativo risultante dalle verbalizzazioni nonché i motivi del mancato accoglimento delle proposte avanzate dalla parte.
Peraltro, la mancanza di tale evidenziazione comporta la invalidità dell’accertamento per carenza di motivazione.
Dunque la fase del contradditorio assume una rilevanza cruciale ai fini della corretta applicazione del nuovo strumento di accertamento ed è strettamente connessa a quelle concernenti i rapporti con le altre metodologie di accertamento, la natura della presunzione e le modalità con le quali può essere
fornita la prova contraria.
Lo riconosce anche la stessa Agenzia delle entrate con la circolare n. 25/E del 2013 (che segue la circolare n. 24/E sempre nell’ambito della stessa tematica) con la quale è stato raccomandato agli uffici di porre particolare cura “nell’attività di analisi e selezione delle posizioni più significative che consenta un miglioramento qualitativo dei risultati”.
Anche per tali finalità, vengono selezionati i contribuenti “che presentano scostamenti significativi tra reddito dichiarato e capacità di spesa manifestata, avendo cura di evitare situazioni di marginalità economica e categorie di contribuenti che, sulla base dei dati conosciuti, legittimamente non dichiarano, in tutto o in parte, i redditi conseguiti”. Non è stata, però, chiarita la nozione di “marginalità economica”.
Peraltro, anche riguardo la disciplina ai fini degli studi di settore assumono rilievo le risultanze del contraddittorio con il contribuente.
L’Agenzia delle entrate ha assunto una posizione analoga in merito all’accertamento basato sugli studi di settore, dopo l’emanazione delle sentenze delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione 18 dicembre 2009, nn. da 26635 a 26638. A tale scopo é stato raccomandato agli uffici di ricercare elementi probatori idonei a corroborare la pretesa fondata sulla mera applicazione degli studi di settore.
 
 
Contraddittorio preventivo
In relazione al contraddittorio preventivo obbligatorio l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 24/E del 2013, ha chiarito che lo stesso deve essere fondato su dati certi e situazioni di fatto oggettivamente riscontrabili, con la riduzione al minimo dell’incidenza delle presunzioni.
Gli Uffici devono utilizzare argomenti comprensibili, fornendo al contribuente un quadro completo della situazione rilevata e riassumendo i punti fondamentali del contraddittorio, le successive fasi e la relativa tempistica.
 
 
Rapporti con gli altri strumenti
L’Agenzia delle entrate ha evidenziato, nella circolare n. 24/E del 2013, che la fase di selezione preliminare delle posizioni fiscali dei contribuenti può portare a privilegiare la rettifica analitica delle singole categorie reddituali, anche perché la stessa comporta il puntuale assoggettamento dei maggiori imponibili accertati, oltre che all’IRPEF, anche all’IVA e all’IRAP nonché ai contributi obbligatori.
Gli elementi emersi in sede di analisi della posizione del contribuente ai fini dell’accertamento sintetico possono, in tali casi, contribuire a rafforzare la determinazione analitica del reddito.
L’Ufficio può anche adottare più penetranti poteri di controllo, quali le indagini finanziarie, attraverso i quali potrebbero rendersi evidenti movimentazioni …

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