Notifica valida se sussiste il presupposto della conoscibilità

La Suprema Corte di Cassazione, Sesta Sezione Civile Tributaria, con l’ordinanza dell’1 agosto 2013, n. 18492 afferma la validità della notifica dell’avviso di accertamento nel caso in cui il contribuente provi che la persona alla quale è stato consegnato l’atto non è il coniuge convivente.
Il caso inizia con la notifica alla sedicente moglie convivente del contribuente degli atti di accertamento per IVA-IRPEF-IRAP ed addizionali comunali.
Contro detti atti il soggetto si rivolge alla Commissione Tributaria provinciale che respinge il ricorso.
Si adice, così, la Commissione Tributaria Regionale che annulla il ruolo impugnato dal contribuente, poiché dalla documentazione depositata risultava che la donna non partecipava al rapporto tributario, era residente in Comune diverso rispetto a quello del contribuente stesso e non era in nessun rapporto, familiare eo di vicinanza eo di coniugio, con il contribuente.
Considerata detta documentazione la Commissione Tributaria regionale annulla l’iscrizione a ruolo per inesistenza della notifica degli atti presupposti.
Avverso la decisione d’appello, l’Agenzia propone ricorso per cassazione affidandolo a due motivi:

con il primo motivo si lamenta la violazione dell’art. 2700 c.c..

Si sostiene che il giudice abbia inficiato la fede della relata di notifica, secondo la quale il soggetto consegnatario era qualificato come moglie convivente capace, perciò di ricevere la notifica e di sottoscriverla.
Il primo motivo è fondato ed assorbe il secondo.
Il giudice di merito ha considerato prevalente la documentazione depositata dalla quale risultava che il soggetto ricevente l’atto non fosse in rapporto di coniugio né convivente con il contribuente senza considerare che la stessa si era qualificata moglie convivente accettando di ricevere la notifica.
La Corte riprende la sua giurisprudenza per sottolineare che, alla stato dei fatti, la notifica doveva ritenersi efficace e valida:

così sentenza Corte di Cassazione Sez. L, n. 239 del 10/01/2007, In caso di notificazione effettuata a norma dell’art. 139, comma secondo, cod. proc. civ., con consegna dell’atto a persona qualificatasi (secondo le dichiarazioni rese all’ufficiale giudiziario e dal medesimo riportate nella relata di notificazione) quale dipendente del destinatario o addetta all’azienda, all’ufficio o allo studio del medesimo, l’intrinseca veridicità di tali dichiarazioni e la validità della notificazione non possono essere contestate sulla base del solo difetto di un rapporto di lavoro subordinato tra i predetti soggetti, essendo sufficiente che esista una relazione tra consegnatario e destinatario idonea a far presumere che il primo porti a conoscenza del secondo l’atto ricevuto. Conseguentemente tali presunzioni non possono essere superate dalla circostanza, provata a posteriori, che la persona che aveva sottoscritto l’avviso di ricevimento lavorava, sia pure nella predetta sede, alle dipendenze esclusive di altro soggetto, se non accompagnata dalla prova che il medesimo consegnatario non era addetto nei medesimi locali ad alcun incarico per conto o nell’interesse del destinatario.

Dunque, la Suprema Corte di Cassazione ribalta la decisione impugnata ed accoglie il ricorso del Fisco.
Si sottolinea il principio di diritto per il quale, notificato l’atto ex articolo 139, comma secondo, cod. proc. civ., tramite consegna a persona qualificatasi, con dichiarazioni rese all’ufficiale giudiziario e riportate nella relata di notificazione, come dipendente del destinatario o addetta all’azienda, all’ufficio o allo studio del medesimo, la veridicità delle stesse dichiarazioni e, dunque, la validità della notificazione, non si possono contestare per difetto di rapporto di lavoro subordinato poiché basta una …

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