I sette peccati capitali del redditometro

di Carlo Nocera

Pubblicato il 7 settembre 2013

di nuovo redditometro se ne parla da tre anni, da tre mesi e da tre giorni: se ne parlerà ancora per altri giorni, mesi e anni, complice l’immediato avvio dell’operatività degli uffici, già prevista per fine mese (in fondo, gli uffici sono chiamati a notificare “soltanto” circa 35.000 accertamenti sintetici entro fine anno)...

Certo, di nuovo redditometro se ne parla da tre anni, da tre mesi e da tre giorni: se ne parlerà ancora per altri giorni, mesi e anni, complice l’immediato avvio dell’operatività degli uffici, già prevista per fine mese (in fondo, gli uffici sono chiamati a notificare “soltanto” circa 35.000 accertamenti sintetici entro fine anno).

E allora, prima che si scateni la bagarre, complice anche la rilassatezza del periodo estivo e il motto secondo cui le cose serie vanno affrontate con leggerezza e quelle di poco conto con serietà, mi sono divertito a delineare “i sette peccati capitali” del nuovo redditometro: una sorta di pro memoria ludico di quello che ci attende.

 

1 – Uno, e uno soltanto, è il periodo d’imposta di riferimento per l’applicazione del nuovo redditometro: niente più clausola di garanzia, insomma, rappresentata dal “vecchio” disallineamento del reddito dichiarato da quello sinteticamente attribuibile al contribuente per due periodi d’imposta, anche non consecutivi. D’ora in poi il focus del fisco avrà riguardo al singolo periodo d’imposta delle persone fisiche: un bel “giro di vite”, insomma.

 

2 – Due sono le fasi del contraddittorio questa volta debitamente “procedimentalizzato” dalla legge: la prima, ravvisabile nella cosiddetta “fase del questionario”, quando il contribuente è chiamato ad adempiere alle richieste di informazioni no