Studi di settore: l’acquisto di un bene può essere indice di ricavi non dichiarati

di Federico Gavioli

Pubblicato il 2 agosto 2013

l'acquisto di beni non coerente col reddito dichiarato può essere un indice utilizzabile per ricostruire induttivamente il reddito partendo anche dagli studi di settore

Gli studi di settore sono applicabili in presenza di ricavi che sono insufficienti a coprire gli acquisti e non c’è traccia di donazione da parte della famiglia; la Corte di Cassazione con la sentenza n.2805/2013 ha legittimato l’applicazione dello studio di settore, anche se i documenti presentati dal professionista giustificavano lo scostamento.

La vicenda si sviluppa a seguito del fatto che la CTR aveva accolto, con sentenza del febbraio 2010, il ricorso di un avvocato , successivamente deceduto, che aveva impugnato un avviso di accertamento relativo all’Irpef; l’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza sfavorevole della CTR, ha proposto ricorso in Cassazione.

La Commissione tributaria regionale nell’accogliere il ricorso dell’avvocato aveva osservato che l’avviso di accertamento si basava su elementi standardizzati, che tuttavia erano stati smentiti dalla documentazione prodotta dal contribuente, col quale peraltro non c'era stato un precedente contraddittorio, senza che di contro l'Agenzia avesse fornito la prova della pretesa azionata.

Per i giudici del merito il contribuente, in sostanza, aveva prodotto dei documenti che giustificano in pieno l’incongruenza agli studi di settore del professionista e sui quali si basava l’avviso di accertamento dell’Agen