Quando l'adesione necessitava della fideiussione...

Con la sentenza n. 13750 del 31 maggio 2013 (ud .3 aprile 2013) la Corte di Cassazione ha confermato, ancora una volta, che l’adesione, prima delle ultime modifiche normative, necessitava della fideiussione per i pagamenti rateali.
 
La sentenza
Secondo il vecchio regime normativo il contribuente era tenuto alla presentazione della fideiussione, nel caso di pagamento rateale.
In base al chiaro tenore letterale della norma, in tale ipotesi l’esecuzione di “entrambi i previsti adempimenti – pagamento della prima rata e prestazione della garanzia – rappresenta il presupposto fondamentale ed imprescindibile per l’efficacia della procedura, e non una mera modalità esecutiva (cfr. Cass. n. 26681 del 2009); a contrario, quando sia stata omessa la prestazione della garanzia prevista dalla legge, la procedura del concordato con adesione non può dirsi perfezionata, e permane, nella sua integrità, l’originaria pretesa tributaria (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 8628 del 30/05/2012)”.
Per la Corte, “anche la circostanza che il pagamento rateale, a garanzia del quale la garanzia deve esser prestata, venga realmente effettuato non è idonea a mutare i termini della questione, in quanto, in base al sistema normativo in esame, la conciliazione produce i suoi effetti nei riguardi del rapporto giuridico tributario solo con la sua perfezione, che, in caso di pagamento rateale, presuppone che i futuri versamenti siano assicurati (mediante la prestazione della garanzia) e non rimessi alla mera diligenza del debitore. Nel caso di specie, peraltro, la società ha anche interrotto i pagamenti, dopo il versamento della prima rata. Il mancato perfezionamento dell’accertamento con adesione restituisce piena efficacia all’originario accertamento, non assumendo rilevanza la circostanza che, in sede di contraddittorio, l’ufficio abbia riconosciuto che i valori accertati avrebbero potuto essere eccessivamente alti, pervenendo ad una riduzione dei medesimi. Nel caso in cui l’accertamento con adesione non si perfezioni è onere del contribuente impugnare l’avviso di accertamento, non essendo impugnabile la cartella esattoriale, conseguente alla definitività dell’accertamento, se non per vizi propri, non potendo rimettere in discussione il merito della rettifica resasi definitiva, come nel caso di specie, per mancata impugnazione”.
 
Brevi note
Come peraltro richiamato nella sentenza in commento, con sentenza n. 26681 del 18.12.2008 la Corte di Cassazione aveva già espresso il principio secondo cui la “rubrica adempimenti successivi” contenuta nell’art. 8 del D.Lgs. n. 218/1997 “non attiene affatto, nel suo riferimento temporale, al perfezionamento della definizione della lite, ma soltanto alla redazione dell’atto, entro venti giorni, dal quale deve essere versato l’importo della prima rata mentre, per il pagamento delle rate successive, la legge dispone espressamente che sul loro importo sono dovuti gli interessi al saggio legale calcolati dalla diversa e successiva data di perfezionamento dell’atto di adesione e che solo per esse, il contribuente è tenuto a prestare la garanzia”. Prosegue la Corte, “coerente con tale premessa è la previsione secondo cui soltanto dopo la ricezione della quietanza dell’avvenuto pagamento e della documentazione relativa alla prestazione della garanzia, l’ufficio rilascia al contribuente copia dell’atti di accertamento con adesione. Del resto, secondo il chiaro ed univoco tenore letterale dell’art. 9 …, la definizione si perfeziona, con il versamento di tutte le somme dovute in caso di pagamento rateale – l’ipotesi che interessa a fattispecie in esame – con il versamento della prima rata e con la prestazione della garanzia previsti dall’art. 8, comma 2”. Di conseguenza, “la lettera della legge …

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