Riconoscimento del credito IVA nei casi di omessa dichiarazione o di omesso riporto in dichiarazioni successive: ecco cosa si può concretamente fare

1. Premessa
Nel corso del tempo, si è assistito a diverse interpretazioni, riguardo al possibile riporto di crediti Iva, maturati in annualità per le quali risultava omessa la dichiarazione. Ad un primo approccio di tipo “sostanziale”, rappresentato dalla Risoluzione n. 74/E del 19 aprile2007, l’Agenzia delle Entrate ha infatti opposto quanto successivamente affermato, con la Circolare n. 34/E del 6 agosto 2012. Il primo documento di prassi poneva in risalto, infatti, il sostanziale diritto a vedersi riconosciuto il credito, in quanto esistente, e documentalmente comprovato, pur in costanza di omissione dichiarativa. La circolare da ultimo citata, viceversa, nega ogni possibilità di riporto dello stesso, stante l’omessa dichiarazione nell’anno di maturazione. Alla luce di quanto precede, si ritiene opportuno proporre una “sintesi” e suggerire ipotesi utilmente percorribili.
 
2. L’orientamento favorevole al riconoscimento del credito
La Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 74/E del 19 aprile 2007, ha trattato due distinte problematiche, entrambe inerenti il riconoscimento di un credito iva, in presenza di omissioni caratterizzanti la fase dichiarativa, da parte del contribuente, e precisamente:
a) Crediti iva correttamente dichiarati nell’anno di maturazione, ma non riportati nelle dichiarazioni annuali successive, anche nell’ipotesi dell’omissione di una di queste ;
b) Crediti iva emergenti da dichiarazioni annuali omesse, o tardive oltre i termini.
 
2.1 Il mancato riporto del credito agli esercizi successivi
Nell’ipotesi in esame si configura una fattispecie che non compromette la fruibilità e la spettanza del credito in discussione, stante la corretta esposizione dello stesso, nella dichiarazione riferita all’anno in cui si è generato. La stessa Corte di Cassazione, con sentenza n. 12012 del 29 marzo 2006, affermava che, anche laddove il contribuente avesse omesso il riporto del credito nella dichiarazione dell’anno successivo, lo stesso non avrebbe perduto comunque il diritto alla detrazione. Quanto precede, stante il disposto dell’allora vigente articolo 28 del d.p.r. n. 633/721, che comminava la decadenza dal predetto diritto, solo nell’ipotesi in cui l’eccedenza d’imposta non risultasse riportata nella prima dichiarazione utile (locuzione da intendere nel senso di “quella riferita all’annualità in cui il credito si è generato…”2).
La stessa Agenzia delle Entrate, nel documento di prassi in esame, ha ulteriormente affermato che “La scrivente è dell’avviso che alle medesime conclusioni possa giungersi nel caso in cui la dichiarazione dell’annualità successiva sia stata omessa”. Ne consegue quindi che il diritto al credito maturato, e correttamente esposto nella dichiarazione di competenza, non viene meno, neppure in presenza di omissione dichiarativa, con riferimento all’annualità successiva a quella di riferimento. Si ricorda che una dichiarazione si considera “omessa”, non soltanto se non risulti presentata, ma anche nell’ulteriore ipotesi in cui la presentazione avvenga con un ritardo superiore a 90 giorni, rispetto al termine normativamente statuito per l’adempimento: quanto precede, in osservanza al disposto di cui all’articolo 2, comma 7, del d.p.r. n. 322 del 1998 . La risoluzione n. 74/E, più volte richiamata, pone l’attenzione sul fatto che, in presenza di omissione dichiarativa, il contribuente si espone ad un possibile accertamento di carattere induttivo, come espressamente previsto dal 1° comma dell’articolo 55 del d.p.r. n. 633/72. La norma appena richiamata evidenzia, tuttavia, che, quella di attivare un accertamento induttivo nei confronti del contribuente colpevole di tale omissione, rappresenta una facoltà a disposizione degli uffici, e non un obbligo loro imposto : “se il contribuente non ha presentato la dichiarazione …

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