La selezione dei revisori dei conti negli enti locali

Il documento n. 15/2013 pubblicato dall’IRDCEC descrive le nuove modalità di selezione dei revisori degli enti locali previste dal D.L. n. 138/2011 e contiene un’analisi empirica condotta su tale nuovo sistema di scelta. Il documento dell’istituto di ricerca dei dottori commercialisti e degli esperti contabili evidenzia le differenze tra il processo di selezione dei revisori degli enti locali ante riforma 2011 e le nuove modalità di nomina degli stessi istituite dal D.L. n. 138/2011.
La diversità tra i due sistemi di selezione risulta evidente: prima della riforma l’ente locale nominava direttamente e discrezionalmente il revisore, mentre la nuova normativa impone che la designazione del revisore avvenga in maniera assolutamente casuale e indipendentemente dalla volontà dell’ente, a seguito di estrazione da un apposito elenco tenuto presso il Ministero dell’Interno.
 
Le nuove disposizioni
Il D.L. N.138/2011, convertito con modificazioni dalla L. 148/2011, nell’ambito di un intervento volto a razionalizzare l’esercizio delle funzioni comunali e a ridurre i costi della rappresentanza politica, ha introdotto, all’art. 16, comma 25, nelle sole regioni a statuto ordinario la riforma del sistema di scelta dell’organo di revisione dei conti degli enti locali che, a norma dell’art. 234 del D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267 (cd. TUEL), costituiva almeno in parte un’attività riservata agli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Il TUEL prevedeva, infatti, che nei comuni con una popolazione pari o superiore a 15.000 abitanti due componenti su tre dell’organo di revisione economico-finanziaria dovevano essere scelti necessariamente tra gli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Il nuovo sistema di scelta dell’organo di revisione prevede, invece, l’estrazione dei nominativi da un elenco istituito e gestito dal Ministero degli Interno, formato su base regionale e composto dagli iscritti al Registro dei revisori legali e dagli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che presentino adeguati requisiti espressamente previsti dal D.L. n. 138/2011.
Uno di questi requisiti, è il “rapporto proporzionale tra anzianità di iscrizione e popolazione di ciascun comune”. Requisito successivamente disciplinato in maniera dettagliata dal D.M. n. 23 del 15 febbraio 2012 che, all’art. 1, istituisce tre fasce demografiche di comuni e, all’art. 3, stabilisce i periodi di anzianità di iscrizione correlati ad ogni fascia demografica.
Le fasce demografiche sono così articolate:

fascia 1: Comuni con popolazione fino a 4.999 abitanti;

fascia 2: Comuni con popolazione compresa tra 5.000 e 14.999 abitanti;

fascia 3: Comuni con 15.000 e più abitanti.

I periodi di anzianità prescritti sono:

due anni per prima fascia;

cinque anni per la seconda fascia;

dieci anni per la terza fascia.

Ulteriore requisito previsto dal D.L. n. 138/2011 è relativo al “possesso di specifica qualificazione professionale in materia di contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria degli enti pubblici territoriali”. Nel disciplinare tale requisito, il D.M. n. 23 del 2012 ha previsto, per la fase a regime, 10 crediti formativi annuali, necessari per l’iscrizione e il mantenimento nell’Elenco, e l’aver svolto almeno un incarico di revisione per la seconda fascia e almeno due incarichi di revisione per la terza fascia. La combinazione dei requisiti appena descritti e del meccanismo di estrazione cancella pertanto la parziale “riserva” a favore degli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili contenuta nell’art. 234 del TUEL, ben potendo la…

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