La ripartizione dell’onere della prova

di Francesco Buetto

Pubblicato il 15 maggio 2013

analisi di come va rispettato l'onere probatorio nel processo tributario, stante il numero di presunzioni a favore del Fisco che provocano un'inversione (quasi generale) dell'onere probatorio

Con la sentenza n. 8293 del 4 aprile 2013 (ud. 18 dicembre 2012) la Corte di Cassazione ha confermato che anteriormente alle modifiche operate prima dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, e poi, per le imposte sui redditi, dal D.Lgs. 26 gennaio 2001, n. 32, art. 1, (i quali hanno introdotto l'obbligo di allegazione dell'atto richiamato, o, comunque, di riproduzione del suo contenuto nell'atto notificato), “il requisito motivazionale dell'avviso di accertamento - il quale rappresenta l'atto conclusivo di una sequenza procedimentale a cui possono partecipare anche organi amministrativi diversi - poteva essere assolto per relationem, cioè mediante il rinvio ad altri atti conosciuti o conoscibili da parte del contribuente, ed in particolare al verbale redatto dalla Guardia di finanza nell'esercizio dei poteri di polizia tributaria, senza che ciò arrechi alcun pregiudizio al diritto del contribuente”. In caso d'impugnazione, quindi, il giudice di merito deve accertare, se detto verbale sia stato posto nella sfera di conoscenza del contribuente, tenendo presente che tale presupposto deve considerarsi in re ipsa quando il riferimento attiene a verbali di ispezione o verifica redatti alla presenza del contribuente, o a lui comunicati o no