Il momento impositivo nell'IVA per cassa

1. Premessa
L’attuale massiccia invadenza dei mezzi di pagamento, diversi dal contante, rende talvolta difficoltosa la corretta individuazione del momento impositivo, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, come delle imposte dirette. A quanto precede si uniscono le recenti innovazioni, con particolare riferimento al regime che liquida l’Iva secondo la contabilità di cassa (il c.d. cash accounting): di qui l’esigenza di proporre un quadro di riferimento sulle più ricorrenti ipotesi che caratterizzano la prassi operativa.
L’utilizzo di mezzi di pagamento “tracciabili”, si sta imponendo progressivamente, non solo per l’ormai dilagante diffusione delle nuove tecnologie informatiche che ne sono alla base, ma anche grazie ad esplicite disposizioni normative che obbligano gli operatori economici a “muoversi” in tal senso. Esemplare, in tal senso, il disposto di cui all’articolo 49 del decreto legislativo n.231/2007, che prevede il divieto di trasferimento di denaro, libretti di deposito bancari o postali al portatore, nonchè titoli al portatore, qualora gli importi interessati risultino pari o superiori ai mille euro. Diviene conseguentemente cruciale determinare con precisione il momento impositivo, connesso ai predetti sistemi di pagamento: quanto precede, anche in considerazione del presumibile rilievo che presumibilmente assumerà nell’immediato, e nel prossimo futuro, il regime dell’Iva per cassa, di cui all’articolo 32-bis del d.l. 83/2012.
 
2. Individuare il momento impositivo : in quali ipotesi è cruciale
La corretta “focalizzazione” del momento impositivo, non è sempre scontata, o di immediata determinabilità, ed, in talune fattispecie normative, acquista un rilievo assoluto.
Ci si riferisce, in particolare, e con riferimento alle imposte dirette:
A) a quanto stabilito dall’articolo 54 del vigente T.U.I.R., in materia di “determinazione del reddito di lavoro autonomo”, laddove il 1° comma recita testualmente : “Il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta, … e quello delle spese sostenute nel periodo stesso…”. La norma richiamata esprime la determinazione del reddito di lavoro autonomo sulla base del principio di cassa: è alla luce del suddetto principio che si pone immediatamente il problema di come considerare gli incassi (o specularmente, gli esborsi) che, non essendo rappresentati da contanti, possono generare movimenti finanziari non contestuali con gli atti che usualmente accompagnano la riscossione (o il pagamento) degli importi sottesi.
B) Problematiche affini tornano a proporsi, con riferimento al regime dei cosiddetti “minimi”, previsto dall’articolo 27 del decreto legge n. 98/2011. Premesso che è precluso l’accesso al predetto regime, nei confronti degli organismi societari in genere, nulla vieta che possano aderirvi persone fisiche titolari di reddito d’impresa (oltre che lavoratori autonomi): ebbene, anche in tali ipotesi, la determinazione del reddito segue il criterio di cassa, in deroga a quanto ordinariamente stabilito per le imprese in genere.
C) Le stesse imprese, in regime contabile ordinario, in talune ipotesi, devono determinare mediante il criterio di cassa la rilevanza di un accadimento gestionale. Si pensi, ad esempio, ai compensi agli amministratori di società che, come previsto dal 5° comma dell’articolo 95 del TUIR, “… sono deducibili nell’esercizio in cui sono corrisposti”.
In tali fattispecie diviene di fondamentale importanza determinare con esattezza il momento in cui è stato eseguito il pagamento dell’emolumento citato.
Possiamo comunque concludere che, con riferimento alle imposte dirette, la problematica connessa alla corretta determinazione del momento impositivo…

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