L'applicazione dell'imposta di bollo ai contratti sottoscritti digitalmente

L’art.2 della parte prima della Tariffa – Allegato A annessa al DPR 26 ottobre 1972, n.642 stabilisce l’assoggettamento al tributo del bollo “fin dall’origine” delle “scritture private contenenti convenzioni o dichiarazione anche unilaterali, con le quali si creano, si modificano, si estinguono, si accertano o si documentano rapporti giuridici di ogni specie”.
 
In base alla prassi commerciale generalmente invalsa, le transazioni commerciali vengono formalizzate:
– a mezzo scrittura privata, cioè mediante la sottoscrizione da parte di entrambe le parti del contratto redatto in una o più copie;
– mediante lo scambio di corrispondenza, cioè attraverso la reciproca trasmissione di lettere in carta intestata sottoscritte dal solo mittente e riportanti i termini dell’accordo.
 
Dal punto di vista operativo, per gli accordi conclusi nella forma della scrittura privata, il tributo di bollo è attualmente dovuto nella misura di Euro 14,62 per ogni 100 righe di testo o frazione.
 
Lo scambio di corrispondenza è perfettamente idonea a formare l’incontro della volontà delle parti accordo.
In tale evenienza, lo scambio epistolare ha si piena efficacia tra le parti, ma ai fini del tributo del bollo ha rilevanza soltanto nel “caso d’uso”, cioè quando la corrispondenza viene depositata all’Ufficio del registro per essere acquisita presso le cancellerie giudiziarie o presso le amministrazioni dello Stato o degli Enti pubblici territoriali (art.24 della Tariffa, parte II, allegata al citato DPR 642/72).
 
Il contratto a firma digitale e applicazione del bollo virtuale
In base all’art. 3, comma 1, lett. b), del DM 23/1/2004, n.3, il documento informatico rilevante ai fini fiscali deve essere emesso “al fine di garantirne l’attestazione della data, l’autenticità e l’integrità, con l’apposizione del riferimento temporale e la sottoscrizione elettronica”.
Per sottoscrizione elettronica, a sua volta, si intende l’apposizione sul documento informatico della firma elettronica qualificata.
 
E’ possibile che taluni soggetti operanti nell’area IT intendano stipulare in maniera sistematica i contratti in forma digitale, apponendo la sottoscrizione digitale della parte contraente.
 
In sostanza, la contrattualistica digitale comporta:
1. l’invio di una parte all’altra del contratto in allegato a messaggio PEC in formato PDF senza alcuna sottoscrizione chiedendo di ricevere il contratto sottoscritto dalla controparte;
2. la ricezione del contratto sottoscritto digitalmente dalla controparte messaggio PEC;
3. l’invio alla controparte del contratto con l’aggiunta della sottoscrizione digitale dell’altra parte contraente via messaggio PEC
 
I messaggi PEC hanno tutti una marca temporale che ne attesta inequivocabilmente la data di invio e ricezione ed inoltre al punto 3 la parte contraente firma digitalmente l’atto con applicazione della marca temporale contestuale per dare data certa alla sottoscrizione.
 
Poiché il documento informatico reca la firma elettronica di entrambe le parti contraenti, deve ritenersi integrata la fattispecie del contratto con firma bilaterale soggetta ad imposta di bollo e non del contratto epistolare che invece reca la firma di una sola parte impegnando l’altra alla riproduzione del testo del contratto in segno di accettazione [come visto, la forma epistolare del contratto avrebbe reso il contratto medesimo soggetto al bollo soltanto nel “caso d’uso”].
 
L’imposta di bollo su documenti smaterializzati non può essere assolta in modo tradizionale, con l’apposizione delle marche da bollo sul supporto cartaceo, ma deve essere assolta in forma virtuale di cui all’art.7 del citato DM 23/1/2004.
Tale procedura, si differenzia…

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