Il nuovo redditometro va disapplicato

di Valeria Fusconi

Pubblicato il 12 marzo 2013

ecco un'analisi delle motivazioni per le quali il nuovo redditometro è da considerarsi contrario al dispositivo normativo italiano

I nuovi parametri per l’accertamento sintetico del reddito, introdotti con D.M. 24.12.2012 e che dovrebbero essere a breve utilizzati dall’amministrazione finanziaria per le dichiarazioni 2010 (anno d’imposta 2009), ledono “non già la sola riservatezza, ma la stessa libertà individuale come potenzialità di autodeterminazione”: tale metodologia, pertanto, in ossequio a quando previsto dall’art. 5 della L. 2248/1865 e in quanto introdotta con atto amministrativo non conforme a legge, va disapplicata dal giudice che deve considerarla “radicalmente nulla e, quindi – sotto il profilo dell’efficacia – giuridicamente tamquam non esset, mancando il presupposto previsto dall’art. 38 perché l’Agenzia delle Entrate possa eseguire gli accertamenti sintetici mercè il c.d. redditometro”.

Così si esprime, in una lunga e ben articolata sentenza, il giudice del tribunale di Napoli, sez. stac. di Pozzuoli, in risposta ad una domanda cautelare avanzata da un pensionato, accolta dal magistrato che ha ordinato all’Agenzia delle Entrate “di non intraprendere alcuna ricognizione, archiviazione, o comunque attività di conoscenza e utilizzo dei dati relativi a quanto previsto dall’art. 38, 4° e 5° comma dpr 600/1973 e di cessare, ove iniziata, ogni attività di accesso, analisi, raccolta dati di ogni genere relativi alla posizione del ricorrente”.

 

IL NUOVO REDDITOMETRO

Com’è noto, il nuovo redditometro ha individuato il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva (cioè le spese degne di attenzione, da confrontare con i redditi esposti dal contribuente, per comprendere se lo stesso ha avuto un tenore di vita adeguato a quanto dichiarato) sulla base dei quali può essere fondata la determinazione sintetic