Le cartelle mute sono valide comunque

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n.1644 del 24 gennaio 2013, in base a reiterato orientamento manifestato, osserva che “in tema di atti tributari, l’art. 7, comma 2, lett. a) della legge 27 luglio 2000, n. 212, il quale dispone che per qualsiasi atto dell’Amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione – e, quindi, anche per le cartelle esattoriali – si debba “tassativamente” indicare il responsabile del procedimento, non comporta, nel caso di omissione di tale indicazione, la nullità dell’atto, non equivalendo la predetta espressione ad una previsione espressa di nullità, come confermato anche dall’ar1. 36, comma 4-ter, del d.l. 31 dicembre 2007, n. 248, convertito nella legge 28 febbraio 2008, n. 31 – norma ritenuta dalla Corte costituzionale, con sent. n. 58 del 2009, non in contrasto con gli artt, 3, 23, 24, 97 e 1 1 1 Cost. – che, nell’introdurre specificamente la sanzione di nullità per le cartelle non indicanti il nome del responsabile del procedimento, fissa la decorrenza di tale disciplina dal 1° giugno 2008, precisando, con portata interpretativa, che “la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati prima di tale data non è causa di nullità delle stesse” (Cass. S.U. 2010/11722; Cass. 2010/10805; 2011/8613)”.
Inoltre, prosegue la sentenza, “ la mancanza della sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto, la cui esistenza, non dipende tanto dall’apposizione del sigillo o del timbro o di una sottoscrizione leggibile, quanto dal fatto che, al di là di questi elementi formali, esso sia inequivocabilmente riferibile all’organo amministrativo titolare del potere di emetterlo (Cass. 2009/4757; cfr. Cass. 2010/4283)”.
 
Brevi considerazioni
Come è noto, con ordinanza n. 349 del 1° dicembre 2010 (ud. del 29 novembre 2010) la Corte Costituzionale aveva già confermato l’inapplicabilità della sanzione di nullità per le cartelle di pagamento, prive dell’indicazione dei responsabili dei procedimenti di iscrizione a ruolo e di emissione e notificazione della cartella, per i ruoli consegnati agli agenti della riscossione anteriormente al 1° giugno 2008. La Corte Costituzionale ha osservato che, sulle questioni di legittimità costituzionale della disposizione censurata, la Corte si è già pronunciata con la sentenza n. 58 del 2009 e, successivamente, con le ordinanze nn. 291 e 221 del 2009, nonché n. 13 del 2010.Con le richiamate decisioni la Corte ha dichiarato non fondate, e poi manifestamente infondate, le questioni sollevate, chiarendo che la norma censurata «dispone per il futuro, comminando, per le cartelle prive dell’indicazione del responsabile del procedimento, la sanzione della nullità, la quale non era invece prevista in base al diritto anteriore».In particolare, nella sentenza n. 58 del 2009, la Corte ha stabilito che la norma censurata non viola l’art. 24 Cost., perché «non incide sulla posizione di chi abbia ricevuto una cartella di pagamento anteriormente al termine da essa indicato», né contrasta con l’art. 97 Cost., che «non impone un particolare regime di invalidità per gli atti privi dell’indicazione del responsabile del procedimento»), né, infine, può ritenersi illegittima in quanto confliggente con «le previsioni della legge n. 212 del 2000», le quali non «hanno rango costituzionale», «neppure come norme interposte».
Già prima, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 13 del 15 gennaio 2010 (ud. dell’11 gennaio 2010), aveva ancora una…

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