L'assenza delle distinte di magazzino nel libro inventari (o libri IVA per i semplificati) fa rischiare l'accertamento induttivo?

la gestione dell’inventario deve avvenire tramite la corretta documentazione contabile; in assenza di documentazione a supporto, il Fisco può procedere ad accertamenti induttivi: l’assenza delle distinte di magazzino legittima l’accertamento induttivo?

Con sentenza n. 21785 del 5 dicembre 2012 (ud. 9 ottobre 2012) la Corte di Cassazione ha confermato che l’assenza delle distinte di magazzino, da utilizzare per la compilazione dell’inventario, legittima l’accertamento induttivo.

 

Il processo

La CTR della Campania, respingendo l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate di Aversa, confermava la decisione della CTP di Caserta, che aveva accolto il ricorso proposto dalla società contribuente E.C.A. S.p.A. avverso gli avvisi di accertamento, originati dal medesimo accertamento induttivo, ex D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, c. 1, lett. d.

La CTR aveva giudicato illegittimi gli impugnati avvisi perché la “mancata allegazione dell’inventario e del dettaglio delle rimanenze” non integrava, di per sè sola, il presupposto ex lege richiesto per procedere all’accertamento induttivo di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d).

 

Motivi della decisione

Per la Corte, non avendo il contribuente messo a disposizione l’inventario e le distinte inventariali, l’ufficio “era sol perciò autorizzata a ritenere inattendibile la contabilità e quindi a legittimamente procedere all’accertamento induttivo ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39,comma 1, lett. d), (Cass. 6937/11; Cass. 4911/07; Cass. 8273/03; Cass. 15863/01)”.

Il principio di diritto enunciato è il seguente: “La mancata consegna o messa a disposizione di scritture contabili, – nella specie di scritture inventariali, giustifica il ricorso al procedimento di accertamento induttivo di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d)”.

Inoltre, il D.P.R. n. 600 del 1973 – art. 39 -,non stabilisce speciali limitazioni presuntive in ipotesi di accertamento induttivo eseguito nei confronti impresa cooperativa. E, del resto, il carattere mutualistico dell’impresa nemmeno ‘di fatto’ autorizza a ritenere che i ricarichi sul venduto siano minori rispetto quelli normali di mercato”. Di conseguenza, il principio enunciato è il seguente: “L’accertamento induttivo D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. d), nei confronti di impresa cooperativa non soffre di speciali limitazioni legislative o ‘di fatto’ nella applicazione presuntiva delle percentuali di ricarico“.

 

Brevi Note

L’ufficio, ai sensi dell’art. 39, comma 2, del D.P.R. n.600/73, può determinare il reddito d’impresa e il reddito di lavoro autonomo derivante dall’esercizio di arti e professioni, in deroga alle disposizioni previste dal comma 1, del citato art. 39, sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, in suo possesso, prescindendo in tutto o in parte dalle scritture contabili, e con facoltà di avvalersi di presunzioni semplici anche se non gravi, precise e concordanti, nelle seguenti ipotesi:

  • se il reddito d’impresa non è stato indicato nella dichiarazione;

  • se dal verbale d’ispezione risulta che il contribuente non ha tenuto o a ha sottratto all’ispezione una o più scritture che era obbligato a tenere o se le scritture medesime non sono disponibili per causa di forza maggiore;

  • se le irregolarità formali, le omissioni, falsità e inesattezze delle scritture risultanti dal verbale d’ispezione sono così gravi, ripetute e numerose da rendere inattendibili le scritture stesse nel loro complesso.

 

L’ufficio, inoltre, può ricorrere all’accertamento induttivo anche se il contribuente non ha risposto e non ha ottemperato agli inviti di esibire atti e documenti, compilare questionari o comparire di persona (art. 38 ultimo comma del D.P.R. n. 600/1973, aggiunto dall’ art. 25 L 18.2.1999 n. 28).

L’attività di controllo, unita ad una analisi sulle caratteristiche dell’attività svolta e sulle risultanze complessive delle scritture contabili, può permettere di evidenziare che la parte – in contabilità ordinaria – abbia indicato il valore delle rimanenze finali in maniera sintetica, quando invece nel libro inventari deve essere indicata la consistenza dei beni in categorie omogenee, per…

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