Credito cooperativo: i chiarimenti delle Entrate sulle agevolazioni fiscali

Il legislatore ha previsto nel tempo specifiche agevolazione tributarie a favore delle cooperative a mutualità prevalente, tra cui rientrano anche quelle del credito, al fine di riconoscere la funzione socio-economica da esse svolta.
A titolo esemplificativo1, per tali cooperative e, quindi, anche per le banche di credito cooperativo (di seguito BCC), non concorrono alla formazione del reddito le somme destinate alle riserve indivisibili, a condizione che sia esclusa la possibilità di distribuirle tra i soci sotto qualsiasi forma, sia durante la vita dell’ente che all’atto del suo scioglimento2. Inoltre, sono deducibili ai fini Ires gli utili destinati alla erogazione dei ristorni ai soci3. Infine, gli utili destinati all’aumento del capitale sociale non concorrono a formare il reddito imponibile ai fini Ires4.
Affinché tali agevolazioni siano applicabili, la legislazione attuale pone precise condizioni, che, appunto, sono state oggetto di chiarimento con il documento di prassi odierno.
 
I presupposti per beneficiare delle agevolazioni
L’articolo 28, comma 2-bis, del Testo Unico Bancario (TUB)5 prevede che, ai fini delle disposizioni fiscali di carattere agevolativo, sono considerate cooperative a mutualità prevalente le banche di credito cooperativo che rispettano i requisiti di mutualità previsti dall’articolo 2514 del codice civile ed i requisiti di operatività prevalente con soci previsti dall’articolo 35 del TUB6.
Il richiamato articolo codicistico, a suo volta, stabilisce che le cooperative a mutualità prevalente devono prevedere nei propri statuti7:

il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato;

il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi;

il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori;

l’obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell’intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale sociale ed i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

L’articolo 35, comma 1, del TUB, menzionato nel sopra illustrato articolo 28, stabilisce, invece, che le banche di credito cooperativo esercitano il credito prevalentemente a favore dei soci; tuttavia, la Banca d’Italia può autorizzare, per periodi determinati, le singole banche di credito cooperativo a un’operatività prevalente a favore di soggetti diversi dai soci, unicamente qualora sussistano ragioni di stabilità.
Alla luce di tale quadro normativo, con l’istanza di consulenza giuridica oggetto della risoluzione in commento, è stato chiesto all’Agenzia delle Entrate se, ai fini agevolativi, sia sufficiente per una BCC la sussistenza dei requisiti di mutualità di cui al predetto articolo 2514 del Codice Civile, nonché l’operatività prevalente con i soci di cui al già citato articolo 35, comma 1, del TUB, senza che assumano alcuna rilevanza ulteriori elementi, quali la persistenza, in ogni momento della vita dell’ente, della cosiddetta “mutualità di vantaggio”, per cui la banca debba offrire ai soci condizioni economiche migliori rispetto a quelle del mercato o ai non soci, nonché l’ulteriore requisito del localismo di cui all’articolo 35, comma 2, del TUB8.
La Direzione Centrale Normativa ha osservato che le prefate disposizioni sono volte unicamente a delineare i requisiti per riscontrare la mutualità prevalente in capo alle BCC, giacché, trattandosi di cooperative, lo scopo mutualistico è già insito in esse9: la mutualità di vantaggio che l’…

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