Le gestione delle perdite d’esercizio in bilancio

di Celeste Vivenzi

Pubblicato il 3 aprile 2012

dato il perdurare dello stato di crisi economica, quest'anno amministratori e consulenti dovranno prestare particolare attenzione alla gestione delle perdite d'esercizio, sia dal punto di vista civilistico che da quello fiscale

Premessa generale

Si avvicina la stagione dei bilanci e anche quest'anno moltissime aziende dovranno fare i conti con la gestione delle perdite d'esercizio. La crisi economica generale che perdura da alcuni anni certamente non facilita il compito degli Amministratori e dei loro consulenti che si apprestano alla chiusura dei conti.

La perdita d'esercizio può essere pilotata anche con alcune scelte imprenditoriali e il criterio civilistico si scontra sempre con il criterio fiscale. Per questi motivi si ritiene utile approfondire le principali problematiche civili e fiscali che possono scaturire dalla rilevazione in bilancio delle perdite d'esercizio.

 

IL CODICE CIVILE E LE PERDITE DEL BILANCIO

La normativa del codice civile prevede tre possibili casistiche:

a) perdita inferiore al terzo del capitale;

b) perdita superiore al terzo del capitale, senza che quest’ultimo si riduca al di sotto dei minimi previsti dalla legge;

c) perdita superiore al terzo che riduca il capitale al di sotto dei minimi previsti dalla legge.

 

Perdita inferiore al terzo del capitale

L’art. 2446 del c.c. prevede che nel caso in cui le perdite non superino il terzo del capitale, la società non è obbligata a coprirle. La scelta di eliminare o meno le perdite è dettata, in questo caso, dalla volontà di distribuire gli utili successivamente conseguiti o di addossare definitivamente sui soci attuali le perdite subite in modo da garantire una maggiore trasparenza sulla reale situazione societaria e facilitare sia l’ingresso di altri soci e sia la circolazione delle pa