Tariffe professionali applicabili nella liquidazione delle spese giudiziali

Il 22 marzo la Camera ha dato il via libera definitivo al Ddl, già approvato dal Senato, di conversione del DL 1/2012, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività.
Diverse le novità che interessano i professionisti e, tra queste, quelle attinenti le tariffe professionali, il compenso pattuito con il cliente e il preventivo .
 
Le tariffe professionali
Come si ricorderà l’art. 9 del decreto legge 1/2012 abrogava tutte le tariffe delle professioni del nostro sistema ordinistico, nel contempo il secondo comma dello stesso art.9 disponeva che, “nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista e’ determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante”.
 
Certo è che, fin da prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del citato art. 9, la classe degli avvocati – cioè la categoria professionale che risultava maggiormente colpita dal legislatore in ragione della maggior ampiezza, rispetto ai dottori commercialisti, di mandati di carattere processuale – aveva manifestato tramite il Consiglio Nazionale Forense, gli Ordini degli Avvocati e le varie associazioni forensi un sentito scetticismo sugli effetti dell’abrogazione delle tariffe forensi, ritenendo che l’iniziativa del legislatore avrebbe presto creato ulteriori appesantimenti del contenzioso, nonché questioni di legittimità costituzionale.
In effetti, i timori rappresentati si sono rivelati fondati perché tale disposizione, rappresentando una cancellazione dell’effetto normativo delle tariffe stesse, ha comportato che – durante questi mesi – in alcuni tribunali civili si assistesse al fenomeno della mancata assunzione a sentenza delle cause in attesa della emanazione del decreto ministeriale ed in altri alla sospensione della liquidazione delle parcelle per gratuito patrocinio .
Innanzi il Tribunale di Cosenza si è assistito invece all’evento più rilevante, cioè alla prima ordinanza (datata 1 febbraio 2012) di rimessione alla Corte Costituzionale per contrasto con il principio di ragionevolezza, nonché per violazione dell’art. 3 e dell’art. 24 della Costituzione, dell’art. 9 citata fonte.
 
I riflessi intercorsi nel processo tributario, la soluzione della CTP di Reggio Emilia e il rischio dell’inefficacia dell’effetto-spese sul reclamo-mediazione
Anche Il processo tributario è stato investito direttamente dal problema stante l’incidenza dell’art. 9 d.l. n.1/2012 sui contenuti di cui all’art. 15, comma 2 e 2-bis, (successivi al primo comma che stabilisce invece il principio della soccombenza) del D.lgs n.546/92.
 
Per la cronaca è bene rammentare che il periodo critico è stato affrontato dalla CTP di Reggio Emilia (sent. n. 10 del 1 febbraio 2012).
 
Il collegio reggiano, in occasione di una condanna accessoria alla refusione delle spese di lite, ha ritenuto di procedere ad una liquidazione, delle spese di giudizio che tenesse conto – per quanto riguarda la misura del compenso della prestazione d’opera intellettuale del difensore – dell’art. 2233 c.c., procedendo quindi ad una liquidazione “adeguata all’importanza dell’opera e del decoro della professione, concretamente facendo riferimento alle liquidazioni pregresse, per ammontari di valore di lite similari, effettuati da questa Sezione (cfr.sent.n. 154/4/11)”.
 
La vacatio legis, inerente la liquidazione delle spese giudiziali, rischiava inoltre di intervenire nel momento meno opportuno per quel che riguarda il processo tributario.
 
Ben vero, considerata la decorrenza – a far data dal 1 aprile 2012 – del procedimento di reclamo-mediazione , l’impossibilità della liquidazione de qua avrebbe svilito l’effetto …

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