Il processo verbale di constatazione non è lite pendente

Con sentenza n. 27997 del 21 dicembre 2011 (ud. 15 novembre 2011) la Corte di Cassazione si è occupata, nella vigenza del D.L. n.564/1994, della definibilità, in forza di tale norma, del processo verbale di constatazione.
 
La sentenza
La suprema Corte prende atto che il D.L. n. 564 del 1994, art. 2-quinquies, convertito con L. n. 565 del 1994, ha parificato, ai fini della definizione delle liti pendenti, le liti potenziali a quelle effettive, con l’effetto che il pagamento delle iscrizioni provvisorie, previsto dal comma 6, è dovuto, in caso di notifica, di avviso di accertamento, anche da parte del contribuente che non lo abbia impugnato, non essendovi alcuna ragione per riconoscere a quest’ultimo un trattamento più vantaggioso rispetto al contribuente che, prima o dopo l’emanazione della normativa di favore, abbia invece proposto ricorso contro il medesimo avviso.
Sulla questione posta dall’Agenzia, la Suprema Corte ribadisce l’orientamento costante – tale definito da Cass., trib., 7 luglio 2009 n. 15888, nella quale si è altresì precisato che “non si discosta affatto dall’indirizzo giurisprudenziale qui condiviso” la “sentenza di questa Corte n. 7436 del 2003…”, attesa “la diversità della situazione di fatto ivi esaminata, dal momento che la definizione della controversa ai sensi della L. n. 656 del 1994 era intervenuta dopo che al contribuente era stato notificato un avviso di rettifica”) – della Corte(“espresso con le sentenze n. 13831 del 2001, n. 16772 del 2002, n. 23174 del 2005, n. 12789 del 2006 e n. 9524 del 2008” nonchè da Cass., trib., 29agosto 2007 n. 18226).
Però, “ben diversa … è la situazione del destinatario del solo processo verbale di constatazione, in quanto l’esclusione della pendenza della lite, in questo caso, discende dalla natura stessa dell’atto notificato, in quanto insuscettibile di autonoma impugnazione e quindi di determinare una lite effettiva”.
La circostanza che il legislatore, nell’esercizio della sua discrezionalità in materia, abbia esteso anche a tale ipotesi la possibilità di definizione agevolata non consente di estendere a tale situazione la disposizione del comma 6-quinquies, secondo cui restano comunque dovute le somme il cui pagamento è previsto dalle vigenti disposizioni di legge in ipotesi di pendenza del giudizio in quanto essa presuppone che il giudizio sia effettivamente pendente, situazione che non si verifica nel caso in cui al processo verbale di constatazione non abbia fatto seguito un atto impositivo.
Siffatti principi, peraltro, risultano già affermati da Cass., trib., 24 novembre 2006 n. 24993, e quindi “deve essere data continuità” all’orientamento affermato nella “sentenza n. 7436 del 2003” e “successivamente validato dalla pronuncia n. 12789 del 2006” secondo cui, “con riferimento alla chiusura delle liti fiscali pendenti, prevista dal D.L. 30 settembre 1994, n. 564, art. 2 quinquies, introdotto dalla legge di conversione, L. 30 novembre 1994, n.656”, “solo nel caso in cui l’istanza si riferisca”, come nella specie, “ad un processo verbale di constatazione per il quale non sia stato ancora notificato atto di imposizione, il contribuente è esentato dal versare anche le somme il cui pagamento, in pendenza del giudizio, è previsto” dalle afferenti norme (ivi, “in materia di IVA”, “dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 60”).
 
Il principio
“Le somme richieste dall’Ufficio con la cartella impugnata sono dovute ai sensi del D.L. n. 564 del 1994, art. 2 quinquies, comma 6, in quanto la contribuente ha chiesto di definire la lite (come consentito dal secondo periodo del comma nono, per il quale “limitatamente alle liti fiscali che possono insorgere a seguito di processi verbali di constatazione di cui al comma 1, il pagamento deve essere effettuato entro trenta giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento”) ai …

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