L’attività intramuraria: le indicazioni delle Entrate

In un nostro precedente intervento ci siamo già occupati della problematica legata all’attività intramuraria delle Asl e Aziende ospedaliere del Servizio sanitario nazionale, a seguito delle modifiche apportate 42 dell’art. 1 della legge n.296/06 – cd. Finanziaria 2007.
Ritorniamo sull’argomento dopo le indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 13/E del 15 marzo 2007, tese a fornire le istruzioni per il nuovo regime in vigore dal 1° marzo 2007.

L’ATTIVITA’ PROFESSIONALE INTRAMURARIA

Per attività professionale intramuraria medica – cd. ALPI ( Attività libero professionale intramuraria) – si intende l’attività che il personale sanitario esercita fuori dall’orario di lavoro, presso la sede di lavoro (ASL e aziende ospedaliere di appartenenza), in regime ambulatoriale in favore e su libera scelta dell’assistito, con oneri a carico dello stesso, sia nella forma ordinaria che in quella allargata.

L’appeal dell’ALPI è connesso ai numerosi vantaggi che conseguono al cosiddetto rapporto esclusivo.

Il comma 2 dell’art. 15-quinquies del D.lgs. 30.12.1992 n. 502 prevede che il rapporto di lavoro esclusivo comporta l’esercizio dell’attività professionale nelle seguenti tipologie:
– il diritto all’esercizio di attività libero professionale individuale, al di fuori dell’impegno di servizio, nell’ambito di strutture aziendali individuate dal direttore generale d’intesa con il collegio di direzione;
– la possibilità di partecipazione ai proventi di attività a pagamento svolta in equipe, al di fuori dell’impegno di servizio, all’interno delle strutture aziendali;

Ai sensi dell’art. 72, comma 11 della Legge 23.12.1998, n. 448, il direttore generale, fino alla realizzazione di appositi spazi per l’esercizio dell’ALPI, è tenuto non solo ad assumere iniziative per reperire spazi in strutture non accreditate, ma anche ad autorizzare l’utilizzazione di studi professionali privati (cd. intramuraria allargata).

In pratica, l’obiettivo di garantire alti livelli di assistenza sanitaria unitamente alla mancanza di strutture disponibili ha indotto il legislatore a prevedere la possibilità di svolgere l’attività professionale anche fuori dalle mura dell’azienda, ma con le medesime regole e con la stessa disciplina cui è assoggettata l’ALPI esercitata all’interno dell’azienda.

Il mancato rispetto delle regole stabilite dalla legge e dai regolamenti adottati da ciascuna azienda sanitaria ed ospedaliera sull’attività libero professionale intramuraria comporta l’applicazione di specifiche sanzioni, fino alla risoluzione del rapporto di lavoro.
Le linee guida per l’espletamento dell’attività libero professionale intramuraria del personale della dirigenza sanitaria sono state fissate dal DPCM del 27/3/20002.

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