Antieconomicità: anche se non riscontrabile, il giudice di merito deve decidere

Per fondare un accertamento induttivo basta l’anticeconomicità rilevata solo su alcuni dei prodotti venduti dal contribuente? Analisi di un caso…

Antieconomicità dell’attività d’impresa: il fatto

antieconomicità attività di impresaDi particolare interesse è l’ordinanza della Corte di Cassazione n.13488 del 2 luglio 2020 che pone la questione dell’antieconomicità rilevata su alcuni prodotti venduti dal contribuente: una s.r.l. ed i soci ricorrevano avverso l’avviso di accertamento, relativo all’anno d’imposta 2003, con il quale l’Ufficio recuperava maggiori ricavi di cui era stata omessa la contabilizzazione per euro 145.939,47.

Uno dei soci definiva la controversia attraverso l’accertamento con adesione, mentre la società deduceva, per quanto di interesse in questa sede, che l’accertamento aveva preso in considerazione solo alcuni degli articoli oggetto di vendita, facendo peraltro riferimento ad una percentuale di ricarico del prezzo relativa all’anno precedente.

La Commissione provinciale, riuniti i ricorsi, li accoglieva.

In esito all’appello proposto dall’Ufficio, la Commissione regionale riformava la sentenza di primo grado, rilevando, nel merito, che gli errori formali evidenziati dalla società erano inattendibili, che i ricavi dichiarati nello studio di settore si attestavano al di sotto del ricavo minimo di riferimento e che il reddito d’impresa presentava forti perdite di esercizio dal 2000 al 2004, il che dimostrava l’antieconomicità dell’attività d’impresa.

Per ulteriori approfondimenti leggi:

“L’antieconomicità non manifesta e macroscopica è senza IVA”

“Accertamento per antieconomicità: attenzione alla scelta del fornitore”

Affermava, quindi, che tali elementi consentivano di determinare in via induttiva il reddito d’impresa, tenuto conto che il campione esaminato per la ricostruzione dei ricarichi era altamente rappresentativo della realtà aziendale ed era frutto dei dati esposti dalla stessa società nel quadro D dello studio di settore.

Ricorrono per la cassazione della suddetta decisione la società e uno dei soci, lamentando che i giudici di appello hanno ritenuto legittimo l’accertamento induttivo puro utilizzato dall’Ufficio, pur trattandosi di accertamento che può essere effettato solo <<quando le omissioni o le false o inesatte indicazioni accertate ai sensi del precedente comma ovvero le irregolarità formali delle scritture contabili risultanti dal verbale di ispezione siano così gravi, numerose e ripetute da rendere inattendibili nel loro complesso le scritture stesse per mancanza delle garanzie proprie di una contabilità sistematica>>.

Precisano che l’Agenzia delle Entrate, avendo riscontrato una incongruenza fra il valore dei beni strumentali riportato dalla società nello studio di settore rispetto a quello effettivo, ha ritenuto del tutto inattendibile la contabilità e, quindi, legittima la rideterminazione in via induttiva di maggiori ricavi pari alla differenza fra i corrispettivi di vendita dichiarati e quelli calcolati applicando una percentuale di ricarico sulle vendite.

Poiché l’incongruenza dipendeva in realtà da una mera svista materiale, essa non poteva legittimare l’Amministrazione ad accertare il reddito di impresa induttivamente e, peraltro, l’asserita antieconomicità della condotta fondata sulle perdite di esercizio dichiarate nel 2003 e nei precedenti periodi di imposta non rifletteva alcuna irregolarità nella tenuta delle scritture contabili.

Evidenziano, al riguardo, che nel giudizio di merito avevano documentato le seguenti circostanze di fatto:

  1. un socio non aveva mai svolto attività nella società nei periodi di imposta 2002 e 2003;
     
  2. il valore dei beni strumentali riportato in sede di dichiarazione dalla contribuente nel quadro degli studi di settore era riconducibile ad un errore di battitura rispetto a quello corretto presente nella contabilità della società e l’importo indicato come <<esatto di euro 61.119,00>> dall’Agenzia delle Entrate nell’avviso di accertamento era, in realtà, errato perché si riferiva alla precedente annualità (2002).

 

Il pensiero della Corte

La Corte prende atto che i…

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