L’adeguamento degli ambienti di lavoro al test delle Entrate

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 22 settembre 2020

Al fine di sostenere ed incentivare l'adozione di misure legate alla necessità di adeguamento dei processi produttivi e degli ambienti di lavoro per contrastare la diffusione del coronavirus è riconosciuto un credito d'imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020...

Adeguamento ambienti di lavoro: premessa normativa

adeguamento ambienti di lavoroL’articolo 120, del D.L. n. 34/2020 [1], al fine di sostenere ed incentivare l'adozione di misure legate alla necessità di adeguamento dei processi produttivi e gli ambienti di lavoro, riconosce ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico[2], alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati[3], compresi gli enti del Terzo settore[4], un credito d'imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020, per un massimo di 80.000 euro, in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19, nonchè in relazione agli investimenti in attività innovative.

(Per approfondire..."Credito d’imposta per sanificazione e adeguamento ambienti di lavoro" )

Tale limite massimo è riferito all’importo delle spese ammissibili e, dunque, l’ammontare del credito non può eccedere il limite di 48.000 euro[5].

Pertanto, nel caso in cui dette spese siano superiori a tale ultimo importo, il credito spettante sarà sempre pari al limite massimo consentito di 48.000 euro[6].

Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è riconosciuto a favore degli operatori con attività aperte al pubblico.

In particolare, deve trattarsi di:

  1. attività di impresa, arte o professione esercitata in luogo aperto al pubblico (ovvero in luogo al quale il pubblico possa liberamente accedere, senza limite o nei limiti della capienza, ma solo in certi momenti o alle condizioni poste da chi esercita un diritto sul luogo);
     
  2. associazioni, fondazioni e altri enti privati compresi gli enti del Terzo settore.

Il perimetro soggettivo di applicazione del credito d’imposta in questione investe:

  • gli imprenditori individuali e le società in nome collettivo e in accomandita semplice che producono reddito d’impresa indipendentemente dal regime contabile adottato;
     
  • gli enti e società indicati nell’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del T.U.n.917/1986;
     
  • le stabili organizzazioni di soggetti non residenti di cui alla lettera d), del comma 1, dell’articolo 73 del T.U.n.917/1986;
     
  • le persone fisiche e le associazioni di cui all’articolo 5, comma 3, lettera c), del T.U.n.917/1986 che esercitano arti e professioni, producendo reddito di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 53 dello stesso T.U.n.917/1986.

Conseguentemente, rileva la circolare n.20/E/2020, sono esclusi coloro che, svolgendo attività commerciali non esercitate abitualmente o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, conseguono redditi diversi, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettere i) e l), del T.U.n.917/1986[7].

Non essendo prevista alcuna distinzione tra le attività in funzione del regime fiscale adottato, devono ritenersi inclusi nell’ambito soggettivo:

  • i soggetti in regime forfetario di cui all’articolo 1, commi 54 e seguenti della L.190/2014;
     
  • i soggetti in regime di vantaggio di cui all’articolo 27, commi 1 e 2 del D.L.n.98/2011, conv. con modif. in L.n.111/2011;
     
  • gli imprenditori e le imprese agricole, sia che determinino per regime naturale il reddito su base catastale, sia che producono reddito d’impresa.

Resta fermo che i soggetti