Il nulla osta sull’imposta sugli intrattenimenti

In materia di imposta sugli intrattenimenti, l’Amministrazione finanziaria è tenuta a inviare al contribuente il nulla osta che abbia rilasciato solo se sia stata formulata apposita richiesta in tal senso, in mancanza della quale è onere della parte attivarsi per verificarne l’effettivo rilascio.
Ai fini del pagamento dell’imposta, la prova, anche in via presuntiva, dell’effettivo svolgimento del gioco è necessaria solo quando questo avvenga senza il nulla osta e non quando invece il soggetto passivo abbia la detenzione del bene e sia munito di nulla osta, ancorché non ne abbia la concreta e materiale disponibilità per non averlo ritirato.

nulla osta imposta sugli intrattenimentiLa Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 5811 del 03/03/2020, ha chiarito una questione particolarmente rilevante, in tema di imposta sugli intrattenimenti.

 

La cartella per il recupero dell’Imposta sugli intrattenimenti

Nel caso di specie, la società ricorreva per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Campania, confermando la decisione di primo grado, aveva ritenuto legittima la cartella di pagamento emessa per il recupero dell’Imposta sugli intrattenimenti (ISI), dovuta per l’anno 2010 in relazione a 4 apparecchi usati per il gioco lecito senza vincita di denaro.

Secondo la Commissione Tributaria Regionale la voltura del nulla osta per gli apparecchi usati risultava rilasciata nel 2009 e la contribuente era stata invitata a curarne il ritiro, senza provvedervi, sicché l’imposta era dovuta trovandosi i beni nella sua detenzione.

La società, per quanto qui di interesse, denunciava la violazione e falsa applicazione degli artt. 38 e 39 del Dpr. n. 600 del 1973, degli artt. 54 e 55 del Dpr. n. 633 del 1972, e dell’art. 2697 codcie civile, per violazione del principio generale dell’onere della prova, errata valutazione del presupposto ISI ed illegittima applicazione di presunzioni in materia di ISI, oltre che per violazione e falsa applicazione dell’art. 14 bis del Dpr. n. 640 del 1972.

Secondo la Suprema Corte il ricorso era infondato.

Evidenziano infatti i giudici di legittimità che la censura sollevata era in parte infondata e in parte inammissibile.

In primo luogo, non era pertinente la denunciata violazione degli artt. 38 e 39 Dpr. n. 600 del 1973, che si riferiscono alle imposte dirette, e degli artt. 54 e 55 Dpr. n. 633 del 1972, che si riferiscono all’Iva, mentre andava disattesa la censura ove si contestava la compatibilità della prova critica, ossia tramite presunzioni, con la materia dell’Imposta sugli intrattenimenti, trovando invece applicazione, secondo la Corte, anche in questo caso, i medesimi criteri generali previsti, in particolare, dall’art. 2729 c.c..

 

Le conclusioni della Cassazione

In ogni caso, rileva la Cassazione, quanto al merito della vicenda, la Commissione Tributaria Regionale, sul presupposto che gli apparecchi in questione erano nella detenzione della società e che l’emissione dei nulla osta sull’imposta sugli intrattenimenti risultava comunicata sin dal settembre 2009, e rilevato che la contribuente non si era mai attivata per ottenerne la consegna, aveva (giustamente) valutato fondata la ricostruzione dell’Ufficio, non tanto (o solo) per l’esistenza di una prassi secondo cui i permessi vengono ritirati presso l’Ufficio, ma soprattutto per il fatto che la contribuente stessa aveva «un interesse all’immediata installazione degli apparecchi senza attendere i tempi necessari per una comunicazione formale».

La medesima, nel corso del 2010, si era comunque recata presso il medesimo Ufficio per ritirare i nulla osta relativi ad altri macchinari (essendo irrilevante che essi fossero nuovi o usati), non essendo quindi comprensibile il perché non avesse chiesto o sollecitato, in quella occasione, anche la consegna dei nulla osta relativi alla precedente istanza, ferma, per l’appunto, l’insussistenza di alcun specifico obbligo di consegna a carico dell’Amministrazione.

Tale percorso argomentativo, secondo la Cassazione, era del tutto congruo, coerente e idoneo a fondare la prova critica, essendo quindi infondata l’asserita violazione dei principi dell’onere della prova e dell’art. 2697 c.c..

 

Il nulla osta: obblighi dell’Amministrazione secondo la Cassazione

Quanto poi alle ulteriori censure sollevate dalla società, la Cassazione esclude, in primo luogo, come detto, che sussistesse un obbligo di consegna in capo all’Amministrazione, che è tenuta a provvedere al rilascio dei nulla osta sull’imposta sugli intrattenimenti non anche ad inviare gli atti emanati, salvo che, come previsto dall’art. 7, comma 3 quater, Dl. n. 35…

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