Profili fiscali in tema di trust

Poiché ai fini dell’applicazione delle imposte di successione, registro ed ipotecaria è necessario, ai sensi dell’art. 53 Costituzione, che si realizzi un trasferimento effettivo di ricchezza mediante un’attribuzione patrimoniale stabile e non meramente strumentale, nel trust tale trasferimento imponibile non è costituito né dall’atto istitutivo, né da quello di dotazione patrimoniale fra disponente e trustee, essendo gli stessi meramente attuativi degli scopi di segregazione e costituzione del vincolo di destinazione, bensì soltanto dall’atto di eventuale attribuzione finale del bene al beneficiario.

profili fiscali trustLa Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 5766 del 03/03/2020, ha chiarito alcuni rilevanti profili in tema di disciplina fiscale dei trust.

(vedi anche…“Fiscalità indiretta del TRUST alla luce della recente pronuncia della Cassazione” di Ennio Vial).

 

Profili fiscali del trust: imposte ipotecaria e catastale

Nel caso di specie, una società disponente conferiva ad un Trust il suo intero patrimonio sociale, al fine di realizzare la liquidazione dell’attivo nell’interesse dei creditori e soci.

In relazione a tale atto la società liquidava le imposte ipotecaria e catastale in misura fissa.

Con avviso di rettifica e liquidazione l’Agenzia delle Entrate liquidava invece tali imposte in misura proporzionale.

Anche un’altra società conferiva ad un Trust l’intero patrimonio sociale, liquidando, anche in questo caso, le imposte ipotecarie e catastali in misura fissa ed indicando un imponibile nullo ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni.

Con avviso di rettifica e liquidazione l’Agenzia delle Entrate liquidava le imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale e quelle sulle successioni e donazioni con aliquota all’8%.

Infine, sempre tale seconda società scioglieva il vincolo di destinazione creato con la costituzione del Trust, con riconferimento dei beni al patrimonio della stessa disponente.

In relazione a tale atto le imposte ipotecaria e catastale venivano liquidate in misura fissa e con avviso di rettifica e liquidazione l’Agenzia delle Entrate le riliquidava ancora in misura proporzionale.

I tre atti impositivi venivano dunque impugnati con separati ricorsi dal notaio che aveva predisposto le operazioni e a cui gli avvisi erano stati notificati quale coobbligato in solido.

Commercialista Telematico ha dedicato un’intera sezione, con tantissimi approfondimenti, al tema del TRUST, vedi–>

 

La storia del ricorso

La Commissione Tributaria Provinciale di Milano accoglieva i ricorsi riuniti, con sentenza poi confermata anche dalla Commissione Tributaria Regionale.

Avverso tale sentenza l’Agenzia delle Entrate proponeva infine ricorso per cassazione, censurando la pronuncia per violazione degli artt. 2, comma 47, Dl. n. 262 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 286 del 2006 (primo motivo) e per violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 2 e 10 del Dlgs. n. 347 del 1990 (secondo motivo), sostenendo che la CTR aveva errato nell’escludere l’applicabilità in misura proporzionale delle imposte di successione, registro ed ipotecaria.

Secondo la Suprema Corte le censure erano infondate.

Evidenziano infatti i giudici di legittimità che nella giurisprudenza di Cassazione, nonostante qualche non recente pronuncia di senso contrario (Cassazione nn. 3735, 3737, 3886, 5322 del 2015), in materia di trust è prevalso l’orientamento, che può dirsi ormai consolidato e comunque più persuasivo, in base al quale:

«Poiché ai fini dell’applicazione delle imposte di successione, registro ed ipotecaria è necessario, ai sensi dell’art. 53 Costituzione, che si realizzi un trasferimento effettivo di ricchezza mediante un’attribuzione patrimoniale stabile e non meramente strumentale, nel “trust” di cui alla L. n. 364 del 1989 (di ratifica ed esecuzione della Convenzione dell’Aja 10 luglio 1985), detto trasferimento imponibile non è costituito né dall’atto istitutivo del “trust”, né da quello di dotazione patrimoniale fra disponente e “trustee”, in quanto gli stessi sono meramente attuativi degli scopi di segregazione e costituzione del vincolo di destinazione, bensì soltanto dall’atto di eventuale attribuzione finale del bene al beneficiario» (Cass., Sez. 5, Sentenza n. 16699 del 21/06/2019; conf., anche Cass., n. 16701/2019, n. 16702/2019, n. 16703/2019 e n. 16704/2019).

Tale orientamento giurisprudenziale, ricorda la Corte, è stato inoltre recentemente ribadito anche da Cassazione, Sez. 5, Sentenza n. 19167 del 17/07/2019, la quale ha stabilito che:

«In tema di…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it