Spese di manutenzione di un immobile abitativo utilizzato come sede dell'attività professionale: indetraibilità IVA

La Cassazione torna a parlare di detrazione dell’IVA, negando il recupero della stessa se l’immobile è accatastato come abitativo.
Irrilevante sarebbe l’eventuale destinazione dell’immobile stesso all’esercizio di attività professionale.

spese manutenzione immobile abitativoIndetraibilità IVA su spese di manutenzione per immobile abitativo usato per attività professionale

La Corte di Cassazione è recentemente tornata sul tema della detrazione dell’Iva, negando il recupero dell’Iva se il bene immobile oggetto di locazione è abitativo.

In tale ipotesi trovano applicazione le limitazioni all’esercizio di tale diritto previste dall’art. 19 – bis1 del D.P.R. n. 633/1972.

Le indicazioni sono state fornite dalla Suprema Corte con l’Ordinanza n. 7226/2020.

Il tema preso in esame ha riguardato nello specifico la detrazione dell’Iva assolta sui lavori di ristrutturazione di un immobile la cui classificazione catastale è A/2, quindi abitazione di tipo civile.

I predetti lavori sono stati effettuati da un professionista che conduceva in locazione un immobile di tipo abitativo anche se utilizzato per l’esercizio dell’attività professionale.

La lettera i del citato art. 19 bis 1 prevede l’indetraibilità oggettiva dell’Iva relativa all’acquisto di fabbricati a destinazione abitativa e alle spese straordinarie.

Si tratta di una previsione di legge che non può essere superata.

L’unica deroga prevista espressamente riguarda gli acquisti effettuati o le spese sostenute dalle imprese che hanno per oggetto esclusivo o principale dell’attività esercitata la costruzione dei predetti fabbricati o delle relative porzioni.

In pratica sono ammesse alla detrazione dell’Iva solo le società immobiliari di costruzione e di ripristino.

A tal proposito l’Agenzia delle entrate ha chiarito con la Risoluzione n. 18/2012 che l’indetraibilità dell’Iva è collegata alle risultanze catastali essendo irrilevante l’utilizzo effettivo dell’immobile destinato all’esercizio dell’attività professionale.

Il medesimo principio è stato affermato in precedenza dalla Circolare n. 12/E del 2007.

Nello stesso senso si è espresso il giudice di legalità in quanto la previsione di cui al citato art. 19 bis 1 contiene una presunzione assoluta dell’utilizzo del bene a fini personali che non può essere superata.

 

La giurisprudenza europea

In realtà l’orientamento della Corte di Cassazione si pone in controtendenza della giurisprudenza della Corte di Giustizia che in alcuni casi ha privilegiato l’utilizzo effettivo dell’immobile.

Secondo questo orientamento, il diritto alla detrazione dell’Iva “postula una necessaria correlazione fra i beni e i servizi acquistati e l’attività esercitata, nel senso che essi devono inerire all’impresa, anche se si tratti di beni non strumentali in senso proprio purché risultino in concreto destinati alla finalità della produzione o dello scambio nell’ambito dell’attività dell’impresa stessa”.

L’utilizzo dell’espressione “beni non strumentali in senso proprio” vuol significare l’irrilevanza della categoria catastale, facendo più correttamente riferimento all’utilizzo effettivo dei beni nell’attività di impresa o di lavoro autonomo.

In questo senso si è espressa la sentenza relativa alla causa C – 488/2014 del 18 dicembre 2008, condivisa dalla Corte di Cassazione con le sentenze n. 3458/2014 e 6785/2009.

L’orientamento negativo affermato con la recente ordinanza in rassegna dell’anno 2020 è quindi, se si tiene conto delle pronunce più recenti, isolato e perde forza.

Invece, le indicazioni dell’agenzia delle entrate sono di parte e quindi non possono essere prese in considerazione.

 

Profili delle imposte sui redditi

La Corte di Cassazione ha preso in esame anche le contestazioni mosse dall’Agenzia delle entrate ai fini delle imposte sui redditi.

In particolare, il professionista ha considerato in deduzione, in un’unica soluzione, dal reddito di lavoro autonomo, l’intero ammontare delle spese sostenute.

Ciò sul presupposto che l’art. 54 del TUIR non indica alcun criterio o limite di deducibilità delle spese sostenute su beni di terzi.

La mancata previsione deve essere…

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