Responsabilità del rappresentante legale in caso di mancato invio dichiarazione

Il Dlgs. n. 74/2000, art. 5, punisce la mancata presentazione della dichiarazione da parte dei soggetti a questa tenuti, trattandosi di reato omissivo proprio, ed essendo soggetti attivi del reato coloro che sono obbligati alla presentazione delle dichiarazioni annuali.
Trattandosi di reato omissivo proprio, la norma tributaria considera come personale e non delegabile il relativo dovere, essendo quindi escluso che l’eventuale delega possa modificare il destinatario dell’obbligo.
L’affidamento ad un professionista dell’incarico di predisporre e presentare la dichiarazione annuale dei redditi non esonera quindi il soggetto obbligato dalla responsabilità penale per il delitto di omessa dichiarazione.

responsabilità mancato invio dichiarazioneLa Corte di Cassazione, Sez. Penale, con la Sentenza n. 9417 del 10.03.2020, ha chiarito i profili di responsabilità del rappresentante legale della società nel caso di mancato invio della dichiarazione da parte del professionista.

 

Responsabilità per mancato invio dichiarazione: il caso di tribunale

Nel caso di specie, il Tribunale del riesame di Brescia, aveva accolto l’appello del Pubblico Ministero e disposto il sequestro preventivo delle somme di denaro esistenti sui conti correnti, nonché su depositi, titoli ed altre disponibilità finanziarie di una società, e, in subordine, delle somme di denaro esistenti sui conti correnti, nonché su depositi, titoli ed altre disponibilità finanziarie, di beni immobili, mobili, o di qualsiasi utilità nella disponibilità del suo rappresentante legale.

Il sequestro era disposto quale profitto del reato di cui all’art. 5 del Dlgs 10 marzo 2000, n. 74, di cui era imputato il legale rappresentante della società, in relazione all’omessa presentazione delle dichiarazioni Iva e dei redditi, per gli anni 2014- 2015.

Questi, per quanto qui di interesse, presentava quindi ricorso per cassazione, deducendo, tra le altre, la violazione dell’all’art. 5 del Dlgs 10 marzo 2000, n. 74, per avere il commercialista commesso un errore materiale che aveva determinato la omessa dichiarazione.

Nel respingere il ricorso la Suprema Corte rileva che il Dlgs. n. 74/2000, art. 5, punisce la mancata presentazione della dichiarazione da parte dei soggetti a questa tenuti, trattandosi quindi di reato omissivo proprio, ed essendo soggetti attivi del reato coloro che sono obbligati alla presentazione delle dichiarazioni annuali previste dalla disposizione (cfr., Cass., n. 9163 del 29/10/2009; Cass., n. 37856 del 18/06/2015).

In tale ambito, rilevano i giudici di legittimità, è stato peraltro chiarito che, trattandosi di reato omissivo proprio, la norma tributaria considera come personale e non delegabile il relativo dovere e si è escluso che l’eventuale delega possa modificare il destinatario dell’obbligo, titolare della posizione di garanzia, il quale, in ossequio ai criteri di tassatività e di legalità, continua a coincidere con il soggetto individuato dalla legge (cfr., Cass., n. 9163 del 29/10/2009).

Da cui la conseguente affermazione di principio secondo cui l’affidamento ad un professionista dell’incarico di predisporre e presentare la dichiarazione annuale dei redditi non esonera il soggetto obbligato dalla responsabilità penale per il delitto di omessa dichiarazione.

 

Invio della dichiarazione: responsabilità del professionista e del contribuente

Colui che abbia affidato al commercialista, ovvero ad un consulente fiscale, l’incarico di compilare la dichiarazione, non può dirsi, pertanto, per ciò stesso, esonerato da responsabilità, sia perché la legge tributaria considera come personale il relativo dovere, e sia perché una diversa interpretazione, che trasferisse il contenuto dell’obbligo in capo al delegato, finirebbe per modificare l’obbligo originariamente previsto per il delegante in mera attività di controllo sull’adempimento da parte del soggetto delegato.

Il che è contrario al dato normativo, che individua nel legale rappresentante il soggetto tenuto alla presentazione delle dichiarazioni.

In conclusione, rileva ancora la Corte, la prova del dolo specifico di evasione non deriva però dalla semplice violazione dell’obbligo dichiarativo, nè da una “culpa in vigilando” sull’operato del professionista, che trasformerebbe il rimprovero per l’atteggiamento antidoveroso da doloso in colposo, ma dalla ricorrenza di elementi fattuali, dimostrativi che il soggetto obbligato ha consapevolmente preordinato l’omessa dichiarazione all’evasione dell’imposta per quantità superiori alla soglia di rilevanza penale (cfr., Cass., n. 37856 del 18/06/2015).

Dolo specifico che, nella fattispecie in esame, era comunque ravvisabile.

Andava dunque ribadito che l’obbligo della…

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