La riduzione degli acconti IRPEF, IRES e IRAP per il periodo di imposta 2020 e la disapplicazione delle sanzioni

La mancanza di risorse nella gestione dell’emergenza si può cogliere da lievi sfumature delle disposizioni fiscali che avrebbero la finalità di preservare la liquidità delle famiglie e imprese. Il decreto liquidità, a tal fine, prevede la disapplicazione delle sanzioni qualora il contribuente, optando per il metodo previsionale, riduca più del dovuto l’acconto versato.

riduzione acconti decreto liquiditàRiduzione degli acconti e Decreto liquidità: la rubrica della norma titola “Metodo previsionale acconti giugno”, quasi ad indicare espressamente che la maggiore tolleranza del legislatore mancherà per il versamento della seconda rata da effettuarsi entro la fine del mese di novembre dell’anno 2020.

 

Il metodo previsionale: la riduzione degli acconti

La disposizione, come si desume dalla rubrica, si applica esclusivamente nel caso in cui il contribuente scelga il metodo previsionale.

Viceversa, se si applica il metodo storico, non saranno ammessi errori.

Nel caso in cui il contribuente dovesse ad esempio versare una somma inferiore al 100 per cento dell’imposta lorda relativa al periodo di imposta 2019, riceverà l’irrogazione della relativa sanzione oltre al pagamento degli interessi.

In numerosi casi i contribuenti imprenditori e professionisti, prevedendo una rilevante riduzione del reddito per il periodo di imposta 2020, applicheranno il c.d. metodo previsionale.

Si procederà preventivamente alla stima del reddito del periodo di imposta successivo commisurando il calcolo dell’acconto al reddito presunto.

E’ possibile, però, che nell’effettuare la stima, i contribuenti presumano di conseguire un reddito inferiore versando quindi il relativo acconto in misura insufficiente rispetto a quella dovuta.

Per tale ragione il decreto liquidità ha previsto un margine di tolleranza per i contribuenti che dovessero procedere alla riduzione degli acconti in misura eccessiva rispetto alle somme dovute.

Secondo quanto previsto dall’art. 20 del decreto – legge in rassegna, limitatamente agli acconti dovuti ai fini Irpef, Ires e Irap, non si applicheranno le sanzioni, né saranno richiesti i relativi interessi per l’omesso o insufficiente versamento, se l’importo versato sarà pari o superiore all’80 per cento della somma che risulterebbe dovuta a titolo di acconto sulla base della dichiarazione relativa al periodo di imposta in corso.

A tal proposito deve essere rilevato il contrasto tra la rubrica della disposizione e il contenuto della stessa.

Infatti, mentre la rubrica indica espressamente il riferimento al mese di giugno, quindi alla prima rata dovuta, il contenuto della stessa fa riferimento, più in generale, al versamento degli acconti.

La disapplicazione delle sanzioni dovrebbe quindi riguardare anche la somma da versare entro il 30 novembre prossimo.

Ciò a condizione, però, di versare almeno l’80 per cento del dovuto.

E’ probabile che l’errore della rubrica venga corretto durante l’iter di conversione in legge del decreto.

 

Il perimetro applicativo della disposizione per IRPEF, IRES e IRAP

La disposizione fa espresso riferimento agli acconti Irpef, Ires e Irap.

Non sussistono dubbi, però, che la norma si applichi anche alle imposte sostitutive e a tutte le altre imposte le cui regole e percentuali di determinazione sono analoghe.

La “tolleranza” nel caso di errori non superiori al 20 per cento, riguarda anche l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero, cioè l’Ivie e l’imposta sul reddito dei prodotti finanziari, più comunemente nota come Ivafe.

Possono applicare la disposizione in rassegna anche i contribuenti che applicano il regime di vantaggio o il regime forfetario tenuti a versare un’imposta sostitutiva.

I dubbi più rilevanti riguardano, però, la cedolare secca il cui acconto dovrebbe essere pari al 95 per cento.

Si tratta, quindi, di una misura diversa rispetto a quella prevista per le imposte sui redditi e dovrebbe conseguire l’inapplicabilità della nuova disposizione la cui validità è, tra l’altro, limitata al solo anno 2020.

La soluzione, però, non è affatto certa.

Infatti, l’Agenzia delle entrate, ha ritenuto che anche alla cedolare secca fossero applicabili le regole per la determinazione dell’acconto Irpef per i contribuenti soggetti ad ISA.

L’acconto è dovuto in due rate pari al 50 per cento, anche se…

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