L’antieconomicità non manifesta e macroscopica è senza IVA

La Corte di Cassazione ha confermato che l’antieconomicità è senza Iva, salvo che sia manifesta e macroscopica. Ecco l’ordinanza e alcune considerazioni in merito alla contestazione di antieconomicità della gestione

Con l’ordinanza n.16010 del 14 giugno 2019, la Corte di Cassazione ha confermato che l’antieconomicità è senza Iva, salvo che sia manifesta e macroscopica.

 

IVA e antieconomicità: l’ordinanza n. 16010 del 14 giugno 2019

Deducibilità dei costi nell’attività di impresa

neutralità iva e antieconomicitàUn costo è deducibile in quanto inerente all’attività d’impresa, e pertanto:

il principio dell’inerenza dei costi deducibili si ricava dalla nozione di reddito d’impresa ed esprime la necessità di riferire i costi sostenuti all’esercizio dell’attività imprenditoriale, esclusa ogni valutazione in termini di utilità (anche solo potenziale o indiretta) o congruità, perché <<il giudizio sull’inerenza è di carattere qualitativo e non quantitativo>> (Cass. n. 450 del 11/1/2018; Cass. n. 18904 del 17/7/2018)”.

Si è inoltre rilevato che <<il giudizio quantitativo o di congruità non è, però, del tutto irrilevante>> ed accede al diverso piano logico e strutturale dell’onere della prova dell’inerenza del costo e ciò perché <<l’oggetto del giudizio di congruità, a differenza di quello sull’inerenza, indica il rapporto tra lo specifico atto d’acquisto (l’atto d’impresa) di un diritto o di una utilità con la decurtazione: è un giudizio sulla proporzionalità tra il quantum corrisposto ed il vantaggio conseguito>> (Cass. n. 33574 del 28/12/2018).

 

Antieconomicità e potere di accertamento ai fini delle imposte sui redditi

Osserva, quindi, la Corte che:

ai fini delle imposte sui redditi, la valutazione di antieconomicità – ossia della evidente incongruità dell’operazionelegittima dunque il potere dell’Amministrazione finanziaria di accertamento, tenuto conto che le condotte che sono connotate da eccessività di componenti negativi e da compressione di componenti positivi di reddito sono indici rivelatori di un occultamento di capacità contributiva, sicché la accertata sproporzione del costo assume valore sintomatico del fatto che il rapporto in cui il costo si inserisce è estraneo all’attività d’impresa, ossia che l’atto non è correlato alla produzione, ma assolve a diverse finalità e, pertanto, il requisito dell’inerenza è inesistente ed il costo non è deducibile”.

 

Antieconomità manifesta e macroscopica dell’operazione ai fini IVA

Ai fini IVA:

ai fini della valutazione dell’inerenza, il giudizio di congruità ha una diversa incidenza, di per sé non idonea ad escludere il diritto a detrazione, salvo che l’antieconomicità manifesta e macroscopica dell’operazione sia <<tale da assumere rilievo indiziario di non verità della fattura o di non inerenza della destinazione del bene o servizio all’utilizzo per operazioni assoggettate ad I.V.A.>> (Corte di Giustizia, 20 gennaio 2005, C-412/03, Hotel Scandic Gasaback, per cui <<la circostanza che un’operazione economica sia effettuata ad un prezzo superiore o inferiore al prezzo di costo, e dunque a un prezzo superiore o inferiore al prezzo normale di mercato, è irrilevante>>; Corte di Giustizia, 26 aprile 2012, C-621/10 e C-129/11, Balkan; C. di Giustizia, 9 giugno 2011, C – 285/10, Campsa Estaciones de Servicio; Corte di Giustizia, 2 giugno 2016, in C.263/15, Lajvér, Cass. n. 2875 del 3/2/2017; Cass. n, 2240 del 30/1/2018)”.

Pertanto, con riguardo all’IVA:

il giudizio di congruità non investe il giudizio di inerenza, ma la contestazione dell’Ufficio e, in particolare, i contenuti della prova posta a suo carico, che non può essere soddisfatta adducendo la mera antieconomicità dell’operazione, di per sé priva di rilievo. Ciò significa che, in materia di I.V.A., <<l’inerenza del costo non può essere esclusa in base ad un giudizio di congruità della spesa, salvo che l’Amministrazione finanziaria ne dimostri la macroscopica antieconomicità ed essa rilevi quale indizio dell’assenza di connessione tra costo e l’attività d’impresa>> (Cass. n. 18904 del 17/7/2018)”.

 

Brevi note

La Corte di Cassazione già con la pronuncia n. 22130 del…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it