Retribuzione lavoratori stranieri senza conto corrente: no ai contanti in ogni caso

I lavoratori in possesso di un permesso di soggiorno provvisorio, in attesa di quello definitivo, devono essere retribuiti con strumenti tracciabili, pena l’irrogazione delle sanzioni stabilite dalla L. n. 205/2017, la quale ha introdotto il divieto di utilizzo di contanti per la corresponsione della retribuzione o di parte della stessa.
Ciò avviene perché in effetti gli istituti bancari, ai fini dell’identificazione del soggetto, possono avvalersi anche del permesso di soggiorno provvisorio, il quale è da considerare come un valido documento di identificazione del soggetto.

 

Ispettorato del lavoro: no ai contanti anche a lavoratori extracomunitari privi di conto corrente

retribuzione lavoratori stranieri privi di conto corrente

 

Anche i lavoratori extracomunitari in possesso di permesso di soggiorno internazionale devono ricevere la retribuzione con metodi tracciabili: a stabilirlo è la Nota dell’Ispettorato del Lavoro n. 5293 del 5 giugno 2019, la quale ha preso in esame le domande avanzate da parte degli uffici territoriali, i quali si sono trovati innanzi a circostanze dubbie circa la sanzionabilità del datore di lavoro quando eroga la retribuzione in contanti ai lavoratori richiedenti asilo in attesa della formalizzazione del permesso di soggiorno, in quanto privi di conto corrente intestato agli stessi.

 

Il divieto di retribuire i lavoratori in contanti

 

La norma che fissa il divieto di retribuire in contanti i lavoratori dipendenti è in vigore da ormai diverso tempo, tanto che è ormai prassi consolidata la corresponsione degli emolumenti solo attraverso mezzi che permettano la tracciabilità di quanto erogato.

L’obbligo discende dalla norma inserita nella L. n. 205/2017, Legge di bilancio 2018, la quale all’art. 1, comma 913, prevede espressamente che a partire dal 1° luglio 2018 è fatto divieto al datore di lavoro o al committente di corrispondere la retribuzione direttamente in contanti al lavoratore qualsiasi sia la tipologia di rapporto di lavoro instaurata, e per tale ragione ci si potrà avvalere solamente di strumenti tracciati, quali:

  • pagamento con strumenti elettronici, come carte di debito prepagate intestate al lavoratore, (anche qualora esse non siano collegate ad un IBAN);
  • libretto di prestito per i soci lavoratori di cooperativa che siano anche “prestatori”;
  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale nel quale il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. 

 

L’obbligo vige per diverse tipologie di soggetti, quali:

  • i datori di lavoro con riguardo ai rapporti di lavoro dipendente;
  • i committenti con riferimento ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • le cooperative, nel corrispondere somme nei confronti dei soci della medesima.

 

 

Divieto di retribuzione in contanti anche per i lavoratori in attesa del permesso di soggiorno

 

Il Decreto Sicurezza, D.L. n. 113/2018, ha fornito una nuova formulazione dell’art. 4 del D.Lgs. n. 142/2015, con la conseguenza che da ora in avanti solo il permesso di soggiorno costituisce documento di riconoscimento, ai sensi dell’art. 1, comma 1 lett. c), del D.P.R. n. 445/2000.

Così, banche e intermediari, tenuti alla verifica e all’identificazione del soggetto con il quale devono instaurare nuovi rapporti (stabiliti secondo la normativa di cui al D.Lgs. n. 231/2007, recante norme di contrasto al riciclaggio ed al finanziamento del terrorismo) devono necessariamente effettuare una previa “identificazione della clientela attraverso il ricorso a documenti di identità o di altri documenti di riconoscimento ritenuti “equipollenti” ai sensi della normativa vigente“, anche al fine di poter aprire un conto corrente ovvero anche una carta prepagata intestata al soggetto in questione.

Ad ogni modo, l’ABI, al fine di dissipare ogni dubbio relativo alla tipologia di documenti richiesti ai fini dell’identificazione del soggetto, specifica come anche la ricevuta di verbalizzazione della domanda, di cui all’art. 4, comma 3, del D.Lgs. n. 142/2015, è un documento munito di fotografia del titolare e, pertanto, “appare idoneo a consentire l’identificazione personale del richiedente, ai fini dell’apertura di un rapporto continuativo comprensivo dei servizi bancari di base”.

 

Permesso di soggiorno provvisorio: è idoneo al riconoscimento per l’apertura di conto…

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