Documenti tardivamente prodotti: inammissibili solo se il contribuente è stato avvisato

Vediamo come la Cassazione ha recentemente stabilito che i documenti tardivamente prodotti sono inammissibili in sede contenziosa ma solo se il contribuente è stato specificamente avvisato sulle conseguenze della mancata o tardiva produzione della documentazione contabile/fiscale richiesta.

 

Nel processo tributario il divieto di inutilizzabilità della documentazione tardivamente prodotta – dovendo essere letto alla luce di principi di collaborazione e buona fede in senso oggettivo, così come enunciati dall’art. 10 della L. n. 212/2000 – scatta non al mero verificarsi della mancata ostensione in sede amministrativa, bensì solo dopo che l’Ufficio ha dimostrato che l’invito alla produzione era specifico e puntuale, e conteneva altresì l’avvertimento circa le conseguenze della sua mancata ottemperanza.

Questi i principi fissati dalla Suprema Corte con l’Ordinanza n. 16725 del 21 giugno 2019.

 

Inutilizzabilità di documenti tardivamente prodotti:
l’Ordinanza n. 16725/2019 della Cassazione

 

La controversia e il ricorso del contribuente 

 

uso in contenzioso di documenti tardivamente prodottiNel caso in esame, la Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dal contribuente avverso la sentenza dei giudici regionali emiliani, che ne avevano rigettato l’appello, in una controversia relativa ad avvisi di accertamento con ricostruzione sintetica del reddito.

In pratica, i giudici di seconde cure avevano ritenuto che la documentazione prodotta dal contribuente in sede contenziosa – nel caso di specie attestazioni relative alla percezione di dividendi – dovesse essere considerata inutilizzabile perché la stessa non era stata tempestivamente prodotta in fase amministrativa “senza un giustificato motivo”.

Avverso tale decisione, il contribuente proponeva ricorso per Cassazione, lamentando la violazione e falsa applicazione dell’art. 32 del DPR n. 600/1973 in relazione all’art. 360 cpc comma 1, n.3.

 

La pronuncia della Corte

 

Con il pronunciamento in esame i Supremi giudici hanno dapprima messo in evidenza a tutti gli operatori che il divieto di utilizzazione nel processo tributario dei documenti non prodotti in precedenza, nella fase amministrativa, deve essere letto “alla luce dei principi di collaborazione e buona fede in senso oggettivo, espressamente enunciati dalla L. n. 212 del 2000, art. 10 (c.d. statuo dei diritti del contribuente)“.

Principi che in quanto tali debbono necessariamente informare tanto l’attività dei contribuenti quanto la condotta degli Uffici finanziari.

Da tale premessa gli Ermellini ne hanno dedotto allora che la sanzione dell’inutilizzabilità della documentazione successivamente prodotta non può scattare sic et simpliciter al mero riscontro dell’omessa ostensione da parte del contribuente, ma, piuttosto, solamente a seguito del verificarsi di taluni presupposti, la cui prova spetta al fisco: per la precisione, che l’invito all’esibizione della documentazione sia “specifico e puntuale”; ed inoltre, che lo stesso contenga l’avvertimento “circa le conseguenze della sua mancata ottemperanza“.

Per questo motivo, una volta riscontrato che – nel caso di specie – i giudici regionali avevano limitato il proprio accertamento “al mero verificarsi di detta omessa esibizione prescindendo del tutto dalla verifica dei presupposti“, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente, rinviando alla C.T.R., in altra composizione, affinché facesse una corretta applicazione dei principi suddetti.

 

Documenti tardivamente prodotti: riflessioni

 

Molto spesso gli Uffici finanziari, nella fase pre-accertativa, al fine di acquisire un “quadro” completo della posizione da esaminare, notificano ai contribuenti degli inviti alla produzione della documentazione contabile/fiscale.

Le conseguenze della eventuale mancata ostensione sono molto “dolorose” per i contribuenti.

L’art. 32 del DPR n. 600/1973, in modo abbastanza chiaro, dispone al 4 comma (comma aggiunto dall’art. 25, comma 1, L. 18 febbraio 1999, n. 28) che:
Le notizie ed i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri ed i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede…

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